Prescrizione, Boschi alza il tiro: «Se Pd e Conte vogliono farci fuori devono solo dirlo»

L’ex ministra nega la possibilità di un appoggio esterno all’esecutivo da parte di Italia Viva: «Non lo mettiamo nel conto. Ormai è finito il tempo delle mezze misure: o dentro o fuori»

È durata poco la tregua nel governo sulla riforma della prescrizione. Dopo la scelta di non portare in Aula il lodo Conte bis come emendamento al decreto Milleproroghe, interpretato anche da Matteo Renzi come un segnale di distensione, a stretto giro era arrivato l’attacco del segretario dem Nicola Zingaretti che aveva accusato Italia Viva di fare, sul tema, il gioco dell’opposizione.

Ma il giorno dopo lo stop di ieri alla Camera al cosiddetto lodo Annibali, l’emendamento della parlamentare dem che prevedeva lo slittamento di dodici mesi del blocco alla prescrizione, su cui Italia Viva ha votato insieme alle opposizioni, lo scontro sembra tornato a livelli di crisi. E a dirlo senza mezze parole è l’ex ministra Maria Elena Boschi.

In un’intervista a la Repubblica la deputata di Italia viva, alla domanda se il suo partito sia pronto a uscire dall’esecutivo e garantire solo un appoggio esterno, risponde perentoriamente: «No. Non lo mettiamo nel conto. Ormai è finito il tempo delle mezze misure: o dentro o fuori. Noi vogliamo stare dentro. Ma se Conte e il Pd vogliono farci fuori, come hanno provato a fare in questo fine settimana, devono solo dirlo e prendersi la responsabilità».

All’accusa che Italia Viva stia combattendo questa battaglia solo per garantirsi maggiore visibilità, opinione condivisa anche dalla maggioranza degli italiani secondo un sondaggio Ipsos, l’ex dem replica: «Questa è una battaglia impopolare che forse fa perdere voti, ma quella che lei chiama visibilità, io chiamo civiltà giuridica. I politici pensano alle leggi giuste, i populisti ai sondaggi»». Poi, un nuovo asso con Salvini, con cui Italia Viva ha votato il lodo Annibali e con Renzi che sul caso Gregoretti ha dichiarato che il leghista non ha commesso alcun reato?

«Quanto sarebbe bello discutere di fatti e non di congetture: Renzi ha votato per mandare Salvini a processo. Casomai sono i grillini – incalza Boschi – che lo hanno salvato la volta scorsa. Se poi restiamo nel merito: noi abbiamo convinto le opposizioni a ripristinare la legge Orlando, mentre il Pd sul lodo Annibali si è fatto convincere dai grillini. Ironia della sorte: la legge Bonafede è stato firmata Bonafede-Conte-Salvini. Vogliamo allora parlare di un asse Pd-Salvini per questo? Non penso, mi limito a dire che i Dem sono a rimorchio grillino».

Sono in molti a pensare che alla fine un compromesso si troverà, probabilmente attraverso l’elaborazione di forme parlamentari del provvedimento che accontentino un po’ tutti. Una soluzione potrebbe essere quella di un disegno di legge. Per Boschi «nel metodo è un buon compromesso. Nel merito dipende da cosa inseriranno. Il lodo Conte bis è incostituzionale. Speriamo che Bonafede lo capisca. Se non lo farà da solo, sarà la Corte costituzionale a spiegarglielo».

Italia Viva, chiarisce ancora l’ex ministra delle Riforme punta «a difendere lo stato di diritto dalla cultura giustizialista. Ogni anno più di mille innocenti finiscono in carcere. La vicenda di Enzo Tortora non ha insegnato nulla? Lo Stato ha pagato fino ad oggi l’equivalente di quasi 800 milioni di euro ai cittadini per errori giudiziari. Vorremmo che la cultura del garantismo avesse la meglio sul giustizialismo».

L’ultima stoccata è per il Guardasigilli che ha dichiarato che Italia Viva è molesta: «Ho sentito Bonafede usare l’espressione molestia – affonda Boschi – senza ricordare che si tratta di una fattispecie disciplinata nel codice penale, all’articolo 660. Se vuole accusarci persino di reati penali, faccia pure. Ma allora prenda il coraggio e dica chiaramente che non vuole Italia Viva in maggioranza. Dovendo scegliere tra difendere un ideale o difendere la poltrona, noi scegliamo la difesa dell’ideale. Non molestiamo».

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