Facebook, arrivano nuove regole per l’uso dei meme da parte dei candidati politci

I candidati politici saranno obbligati a rendere trasparenti le loro collaborazioni pubblicitarie con le pagine di meme e influencer

È ufficiale: i meme commissionati dai candidati e diffusi tramite sponsorizzazioni sono propaganda politica. E come tale, dunque, vanno dichiarati e presentati agli utenti.


Il colosso dei social network Facebook ha aggiornato le proprie linee guida al fine di rendere obbligatorio per i candidati politici dichiarare pubblicamente qualsiasi partnership con influencer o pagine che pubblicano meme o contenuti simili a loro nome.

Sia su Instagram che su Facebook, entrambi di proprietà di Mark Zuckerberg, i candidati dovranno inoltre aggiungere a ogni post del genere che condividono una chiara etichetta: Paid Partnership with (In collaborazione pubblicitaria con).

La decisione è arrivata dopo che il candidato democratico alle presidenziali americane Michael Bloomberg ha iniziato una collaborazione con un gruppo chiamato Meme 2020, al quale commissionava dei meme da diffondere sui social per sperare di accaparrarsi i voti degli elettori più giovani.

Stando ai dati, Bloomberg avrebbe speso più di un milione di dollari al giorno solo per le campagne pubblicitari su Facebook. Il colosso statunitense ha così deciso di rendere più trasparenti i meccanismi propagandistici che si nascondono dietro alla viralità di alcuni meme. Il modo in cui Facebook controllerà la trasparenza di questi post, però, non è chiarissimo, dato che questi non andranno a finire nella Libreria Inserzioni, lo strumento messo a disposizione dal social per controllare i costi dei post sponsorizzati.

Che i social network abbiano un’enorme influenza sull’esito delle elezioni non è certo una novità. Già nel 2010, Facebook ha dichiarato di aver contato tramite un test circa 340mila persone “extra” che si sono detti disponibili a votare alle elezioni del Congresso statunitense dopo un solo messaggio Facebook recapitato nel giorno delle urne.

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