Il medico guarito dall’Ebola a Open: «Sconfiggere il coronavirus? Fate come i volontari in Africa»

A distanza di cinque anni, parla il medico siciliano guarito da Ebola grazie allo straordinario lavoro dei volontari in Africa e dello Spallanzani di Roma

«Il mio è stato un isolamento coatto e ospedaliero, decisamente diverso da quello dei pazienti che hanno contratto il Coronavirus nelle ultime settimane. Nel mio caso, per Ebola, il rischio mortalità era al 50%, qui si parla di meno del 2%. Come contenere l’epidemia? Le istituzioni devono fare come i volontari in Africa, ovvero ricostruendo le cosiddette “catene di contagio”, cioè isolando il caso “indice”». A parlare a Open è Fabrizio Pulvirenti, medico catanese e operatore di Emergency, guarito cinque anni fa da Ebola – virus contratto in Sierra Leone – grazie allo straordinario lavoro dello Spallanzani di Roma.


«Da queste malattie si può guarire»

Infettivologo dell’ospedale Umberto I di Enna, non ha dubbi sull’emergenza coronavirus, che di recente ha colpito anche il nostro Paese: «Da queste malattie si può guarire. In questo caso, secondo me, si tratta di un’emergenza sanitaria enfatizzata dai media. Le vittime italiane, ad esempio, erano anziane, con un sistema immunitario già compromesso, con cardiopatie o broncopatie. Quindi sarebbero decedute probabilmente anche a seguito di altre infezioni respiratorie, virali o batteriche».

«I casi aumenteranno»

«Non enfatizziamo, quindi, gli aspetti rischiosi, visto che il più delle volte queste malattie decorrono in modo quasi banale. Prepariamoci, invece, a un raddoppio quasi giornaliero del numero dei casi dal momento che nelle ultime ore sono stati somministrati centinaia di test in Italia. Il livello di allerta, comunque, resta alto anche se si tratta di un’epidemia che a breve sarà contenuta».

E a chi confronta i dati del coronavirus con quelli dell’influenza, il dottor Pulvirenti replica così: «Sappiate che l’influenza – e non la sindrome influenzale, badate bene – non è banale, è una malattia seria, altamente contagiosa dalla quale possiamo difenderci con i vaccini. Nel mio ospedale, ad esempio, abbiamo numerosi casi di influenza e, proprio di recente, un paziente è morto mentre altri due sono gravissimi».

«Evitare feste e raduni»

È anche vero – ammette – che «è difficile controllare l’infezione» e che hanno fatto bene le autorità sanitarie, di concerto con il governo, a chiedere l’isolamento per chi è stato in zone a rischio o per chi ha avuto contatti con le persone poi risultate positive al test del coronavirus. «Allontanare i soggetti contagiati è la cosa più saggia. Quindi evitare raduni, feste e l’apertura delle scuole».

Quattro regole anti-coronavirus

Ma l’arma più efficace resta quella della prevenzione: «Lavarsi le mani, usare i comuni gel su base alcolica, starnutire dal gomito ed evitare i luoghi affollati». Diffidare, infine, da «allarmismi, fonti non verificate e da politici che speculano sull’emergenza solo per acquisire consensi».

Foto in copertina di Massimo Percossi per Ansa

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