Coronavirus, picco di cancellazioni a Milano. Hotel verso la chiusura: «Colpiti da qualcosa di inimmaginabile»

Con il calo delle prenotazioni il settore alberghiero è sempre più in crisi

Con l’aumentare dei casi di contagio da coronavirus in Italia e il crescere della paura, molti hotel e alberghi – anche di lusso – del centro storico di Milano hanno deciso di chiudere temporaneamente a causa dell’emergenza sanitaria. I timori scatenati dal diffondersi dell’epidemia hanno portato a un picco di cancellazioni, provocando un calo drastico nelle prenotazioni per il settore alberghiero. Una crisi che «non si esaurisce in quattro settimane e che sarà una traversata del Mar Rosso verso la terra promessa della ripartenza».

Sono le parole di una trentina di direttori d’albergo di Milano e provincia che «dal basso e per fare rete, senza nessuna rappresentanza» si sono uniti in una serie di richieste che a breve invieranno al sindaco di Milano Giuseppe Sala e al governatore lombardo Attilio Fontana, a partire dall’annullamento della tassa di soggiorno fino al 2021 per gli stranieri. «Il 15% degli alberghi a 4 stelle in città sono chiusi – spiegano -, il 90% delle camere occupate sono andate perse, il personale è ridotto del 70% e quando si saranno esaurite ferie e permessi, cosa accadrà?». È questa la preoccupazione dei direttori per i loro dipendenti, che in città sono «decine di migliaia».

Con le misure e le restrizioni intraprese da molti Paesi nei confronti dell’Italia, con la cancellazione di voli, in particolare nelle Regioni del Nord «il mercato mondiale ci ha bollati come zona rossa, ma noi siamo aperti non abbiamo restrizioni», per questo diventa difficile anche gestire rimborsi e cancellazioni per i clienti, che pur volendo non riescono a raggiungere la città. «In media l’occupazione delle camere di queste due settimane è tra il 15%-20%, con tariffe che sono di bassa stagione, mentre solitamente abbiamo prenotazioni tra l’85% e il 95%» grazie alla clientela business e corporate, che con i turisti, ha spiegato la direttrice del Nu Hotel.

Tra le richieste dei direttori, una su tutte: se dovesse ripresentarsi l’esigenza di spostare le date delle prossime fiere ed eventi in città, vorrebbero un posto al tavolo «come uditori, per dare voce alle nostre esigenze e alle nostre esperienze». E ancora: l’annullamento della tassa di soggiorno almeno fino al 2021 per gli ospiti stranieri, l’annullamento dei pagamenti delle imposte, attivazione di fondi salariali, cassa in deroga per le strutture con meno di 15 dipendenti. «Siamo stati colpiti da qualcosa di inimmaginabile», concludono i direttori.

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