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Coronavirus. Il medico israeliano che lavora a Parma e lo stop di cura agli over 60, un caso di disinformazione

Circola un’intervista a un medico israeliano a Parma sulla situazione dei pazienti over 60, ma poi chiarisce via Facebook

Il 22 marzo 2020 il sito xenofobo e di estrema destra Voxnews pubblica un articolo dal titolo «Coronavirus, medico israeliano in Italia: “Qui non curano più gli over 60″» dove si riportano le dichiarazioni di un tal medico israeliano di nome Gal Peleg operante a Parma:

Le dichiarazioni del medico israeliano si trovano all’interno dell’articolo pubblicato il 22 marzo 2020 dal The Jerusalem Post che a sua volta riprende, sbagliando il nome del medico scrivendo «Gai» anziché «Gal», l’intervista rilasciata al canale televisivo israeliano Channel 12. Ecco quanto riportato dal The Jerusalem Post:

Peleg said that, from what he sees and hears in the hospital, the instructions are not to offer access to artificial respiratory machines to patients over 60 as such machines are limited in number.

L’intervista rilasciata in israele da Gal Peleg.

Nell’intervento Peleg parla di linee guida, probabilmente voleva far riferimento al triage e dunque alle possibilità di sopravvivenza delle persone di cui avevamo parlato a Open qualche settimana fa citando un’intervista a un medico di Bergamo. In fondo all’articolo pubblicato su Channel 12 c’è infine un passo indietro del medico israeliano dove afferma che tutti ricevono i trattamenti adeguati, anche se hanno 120 anni.

Le precisazioni di Peleg a seguito dell’intervista video.

In quale ospedale di Parma?

Nel sito che riporta l’intervento video di Channel 12, così come nel The Jerusalem Post, non viene indicato il nome dell’ospedale dove lavorerebbe Peleg, tanto che nel titolo leggiamo «un medico israeliano che cura i pazienti covid IN UN ospedale di Parma». La prima cosa da fare era quella di contattare gli ospedali cittadini, iniziando dall’ufficio stampa dell’Ospedale Maggiore di Parma.

La storia raccontata non trova riscontro presso l’ospedale principale della città: tutti i pazienti vengono trattati con i mezzi adeguati e al momento non si sta vivendo una situazione in cui c’è carenza di respiratori rispetto ad altre regioni d’Italia. Al contrario, proprio in Emilia Romagna si stanno portando avanti nuove soluzioni per fronteggiare eventuali emergenze e proporre soluzioni anche altrove, come i doppi respiratori:

Dovrebbero arrivare presto anche a Parma i «respiratori doppi» ideati per l’emergenza nelle rianimazioni e terapie intensive. Lo annuncia Sandra Rossi, direttrice della Prima anestesia e rianimazione del Maggiore.

Non solo, nell’articolo della Gazzetta di Parma del 22 marzo 2020 leggiamo:

«L’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma è stata previdente – dice Rossi – Ben prima che si avvicinasse il picco ha acquistato 14 respiratori, di cui 12 già consegnati e due in arrivo. A questi si aggiungono i 15 respiratori arrivati direttamente da Ministero della salute e Protezione civile. Il lavoro, andato avanti per due settimane, degli ingegneri clinici dell’azienda ha poi permesso di adattare 14 apparecchi di ventilazione normalmente usati in anestesia in strumenti idonei alla ventilazione in terapia intensiva. Era necessario infatti aggiornare il software per modulare la ventilazione alle richieste terapeutiche di ogni paziente in base all’andamento della malattia. I nostri tecnici e quelli delle ditte hanno lavorato senza orari, ed è giusto far sapere che non solo medici ed infermieri sono mobilitati per questa emergenza. L’ultimo aggiornamento è stato concluso alle 22,30 di venerdì», spiega Rossi.

A questa dotazione di respiratori si dovrebbe aggiungere, entro metà della prossima settimana, la fornitura donata da Fondazione Cariparma e Crédit Agricole, di 15 apparecchi per la ventilazione non invasiva.

Nel profilo Facebook si riscontra che lavora presso l’ospedale Piccole Figlie di Parma:

I chiarimenti via Facebook

Il 22 marzo 2020 alle ore 15:07 lo stesso Gal Peleg pubblica un post di chiarimento nel suo profilo Facebook dove spiega appunto che tutti vengono trattati con gli apparecchi respiratori, incluso chi possa avere anche 120 anni. Nello stesso post dichiara che un singolo ospedale non rispecchia la realtà nazionale, che non c’è proprio una regola riguardo il trattamento dei pazienti sopra i 60 anni, che nessuno viene trascurato secondo l’età e in tutte le fasi della malattia. Conclude, infine, ritenendo non corretto il titolo dato dai media a seguito della sua intervista.

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