Decreto Rilancio, c’è l’accordo politico. Nelle prossime ore il Consiglio dei ministri

Serata definitiva per il varo del maxi-decreto da 55 miliardi di euro. Accordo trovato in tarda serata

È stato raggiunto in tarda serata l’accordo politico sulle misure contenute nel decreto Rilancio. Il pre-Consiglio è andato avanti a oltranza per ultimare l’esame delle varie norme. L’alto numero di norme e la complessità delle misure ha senza dubbio allungato i tempi. Il Consiglio dei ministri è dunque posticipato a mercoledì.

Regolarizzazione stranieri, gli ultimi nodi sciolti

Serata definitiva per il varo del maxi-decreto, il decreto omnibus, il decreto Rilancio. 55 miliardi di euro, il corrispettivo di due manovre, e un provvedimento annunciato da aprile per dare una risposta economica alla crisi provocata dal Coronavirus in Italia.

L’accordo – su un testo di 400 pagine arrivato all’ennesima bozza – è stato finalmente trovato in tarda serata. Il nodo sciolto all’ultim’ora era da un lato politico – il contrasto sulla regolarizzazione dei lavoratori stranieri, fronte sollevato dai renziani e battaglia che porta il nome della ministra alle Politiche Agricole in quota Italia Viva, Teresa Bellanova. Dall’altro matematico: sembravano non esserci le coperture per tutto. C’è chi parla di una cifra di 7 miliardi che balla: e non si trovava la quadra su Irap, copertura della cassa integrazione, incentivi (promessi e annunciati) al personale sanitario.

Il nodo politico

«Toglieremo ai caporali la titolarità di un lavoro, quello agricolo», va ripetendo il premier Giuseppe Conte, convinto come è di riuscire ancora a trovare una sintesi sulla questione lavoratori stranieri.

Il testo concordato del provvedimento sull’emersione del lavoro in agricoltura e nel settore del lavoro domestico è pronto, fanno trapelare fonti del Viminale in giornata. «Ed è il frutto della sintesi raggiunta domenica tra le forze di maggioranza e il governo per rispondere alle esigenze di sicurezza, anche sanitaria, e alle pressanti richieste del mondo produttivo e delle famiglie italiane».

L’impianto del testo quindi rimarrebbe quello che era stato concordato domenica tra ministri e forze di maggioranza. E dalle cronache, il punto d’incontro sulla regolarizzazione dei lavoratori immigrati era stato trovato due giorni fa, «rimettendo alla ministra Lamorgese il compito di tradurla sul piano tecnico-giuridico». Il passaggio, infatti, mancava totalmente nelle bozze del decreto Rilancio circolate prima di allora.

Lamorgese avrebbe quindi apportato gli ultimi ritocchi come concordato. E nel testo restano sia lo scudo penale per chi regolarizza che i permessi di soggiorno per sei mesi per ricerca di lavoro: ovvero proprio i punti che al Movimento 5 Stelle non vanno giù e che hanno visto i grillini in agitazione da domenica in poi, nonostante l’accordo a parole fosse appunto stato raggiunto.

«Non ritengo possibile un colpo di spugna da parte dello Stato rispetto a reati odiosi come lo sfruttamento di esseri umani», dice oggi esplicitamente Vito Crimi, capo politico del Movimento 5 stelle. Rilanciando di fatto il «no» del suo partito. «Una sanatoria di questo tipo avrebbe effetti morali devastanti sul Paese».

Punto e a capo? Nessun contrasto con il partito di maggioranza relativa, assicura il premier Conte. Ma è proprio qui che si è creato il cortocircuito. Ideologico? Di calcolo? I 5 Stelle sanno bene che sul tema immigrazione rischiano di offrire il fianco agli attacchi della Lega con cui (con)dividono parte dell’elettorato.

«Non si tratta di posizionamento politico, ma di dare una risposta a tanti lavoratori che si trovano in condizione di difficoltà inimmaginabili», chiosa oggi la ministra Bellanova. «Non è il momento per farne una questione di partiti o di giochi di potere: qui si tratta di diritti umani, della dignità di tantissime persone ridotte in condizioni simili alla schiavitù».

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