Fabrizio De Andrè ha un nuovo fan: Papa Francesco (che lo cita in un libro)

Il pontefice usa le parole di «La città vecchia» nell’introduzione a «Cuarentena – Diario dalla “peste” in una bidonville argentina» del giornalista italo-argentino Alver Metalli

Chi ama Fabrizio De Andrè conosce la profonda spiritualità del cantautore genovese morto 21 anni fa. E quanto abbia cantato, per tutta la sua storia, gli ultimi e gli emarginati. Con un messaggio profondamente cristiano. Ecco: non stupirà (molti e molte) sapere allora che Fabrizio De Andrè è apprezzato anche da Papa Francesco.

A farlo sapere è lo stesso Bergoglio nella prefazione di Cuarentena – Diario dalla ‘peste’ in una bidonville argentina, in uscita per le edizioni San Paolo a firma del giornalista italo-argentino Alver Metalli. Un «piccolo ma prezioso libro», un diario, «che racconta giorno dopo giorno la “Cuarentena” vissuta dal giornalista tra le catapecchie de “La Carcova”, in una delle villas miseria, le baraccopoli di Buenos Aires dove opera un gruppo di sacerdoti a cui voglio tanto bene», dice il pontefice nella prefazione. Sacerdoti «mossi da una fede genuina in Gesù Cristo e da un grande amore per questa povera gente che vive in casupole e baracche ai margini della società».

«La città vecchia»

È qui che Francesco cita De Andrè e una delle sue canzoni più belle, La città vecchia: il diario «mostra il volto avvincente e concreto di una Chiesa povera e per i poveri», e così ricorda al papa «i versi di un cantautore italiano, Fabrizio de André, che raccontano di quartieri malfamati dove “il sole del buon Dio non dà i suoi raggi” perché troppo impegnato a “scaldar la gente di altri paraggi”».

Il libro, dice Papa Francesco, «ci fa invece vedere come – attraverso il dono della testimonianza – non ci sia zona, per quanto oscura, dove un raggio del buon Dio non arrivi a riscaldare qualche cuore e illuminare esistenze altrimenti invisibili». Prostitute, ladri, ubriachi, assassini, infelici. È a loro che De André parla, è con loro che è Dio, dice il pontefice. E il Diario «non racconta solo le storie drammatiche di tante donne e uomini della villa, fra droga, violenza e miseria. Ci fa vedere anche l’umanità bella di tanta gente che, attorno alla parrocchia, si prodiga tutti i giorni per aiutare chi è più bisognoso di aiuto».

Come fa padre Pepe, sacerdote che ha provato a proteggere i «vecchietti da un virus crudele che, ovunque nel mondo, ha fatto strage proprio delle persone più anziane e fragili». Come? Lo racconta ancora Bergoglio: «Li ha mandati a chiamare uno a uno nelle pieghe più recondite della villa. C’è chi vive solo, in baracche precarie, fredde d’inverno e afose in estate, alimentato dalla compassione dei vicini. E chi in nuclei familiari numerosi, com’è giusto che sia, con donne e bambini, in spazi ristretti, dov’è impossibile mantenere quelle distanze così raccomandate dalle autorità sanitarie con le misure di quarantena. Padre Pepe ha preparato per loro un posto dove possono stare fin quando la “peste” non sarà passata».

In copertina Canzoni, Fabrizio De Andrè

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