Decaro come Sala: «Lasciateci indebitare le città». Intervista al sindaco di Bari

Il primo cittadino – presidente dell’Anci, l’Associazione nazionale dei comuni italiani – si unisce all’appello del sindaco di Milano per chiedere al governo di lasciare più libertà fiscale ai comuni

«Andate a giocare alla Playstation a casa, non si può stare qui». Certo, il suo successo sul web non è paragonabile a quello di Vincenzo De Luca, ma anche Antonio Decaro ha avuto i suoi 15 minuti di viralità quando all’inizio del lockdown andava dai cittadini di Bari a chiedere loro di tornare a casa. Ora che la Fase 2 è iniziata per lui, e per tutti i sindaci d’Italia il problema però non sarà più solo far rispettare i divieti imposti per il Coronavirus.


La crisi economica è già arrivata. E spetterà ai sindaci dei quasi 8 mila comuni d’Italia capire come gestire molte delle risorse che verranno distribuite per la ripartenza. Sindaci che Decaro rappresenta, visto che dal 2016 è presidente dell’Anci, l’Associazione nazionale dei comuni italiani a cui aderiscono quasi tutti i municipi della penisola. Per tutti loro il primo problema da affrontare è lo stesso: la possibilità di fare debito anche sulla spesa corrente.

Nella nostra videointervista Decaro ha affrontato proprio questo tema. Un tema che è stato sollevato in questi giorni da Beppe Sala, sindaco di Milano: «Il governo ha stanziato 3 miliardi di euro per sostenere i comuni durante questa ripartenza. Il punto è che siccome a Milano non voglio tagliare i servizi, perché un governo si può indebitare e una città di Milano no?».

L’appoggio di Decaro: «Noi oggi abbiamo bisogno di spese correnti»

Tecnicamente al momento i comuni possono fare debito solo per le spese legate a degli investimenti. La richiesta ora è quella di non vincolare più il debito agli investimenti ma permettere di farlo anche per sostenere le spese che saranno necessarie ad affrontare questa crisi. Un meccanismo che per Decaro non può funzionare in una situazione di emergenza.

«Il sindaco Sala – afferma – dice una cosa che diciamo da tempo come sindaci. In un momento di emergenza non ha senso distinguere tra indebitamento per spese di investimento e indebitamento per spese correnti. Noi oggi abbiamo bisogno di spese correnti».

«Le entrate si stanno riducendo. Per il 70% le entrate di un comune sono date dalle imposte e quelle si stanno riducendo sempre di più. Se si riducono le entrate, il rischio è quello di ridurre le uscite, quindi i servizi. Da ora in poi le nostre spese maggiori saranno quelle per i servizi sociali e per la lotta al Covid-19, dalle mascherine, ai test seriologici fino all’attività di monitoraggio».

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