L’immunologo Le Foche: «Il virus c’è, ma basta paura: in spiaggia mascherina solo al bar»

Il rischio secondo lo scienziato dell’Umberto I di Roma è di diventare paranoici, quando invece in una fase come questa serve solo buonsenso e un po’ di fiducia

Il mantra della Fase 3 per gli esperti più ottimisti come l’immunologo Francesco Le Foche è quello di imparare a convivere con il Coronavirus, mantenendo tutte le regole di buonsenso oltre che le distanze. In un’intervista al Corriere della sera, il docente del Policlinico universitario Umberto I di Roma conferma il suo ottimismo davanti ai numeri sempre più incoraggianti dell’andamento della pandemia, concedendo anche qualche consiglio informato su come ci si debba comportare ora che si torna a frequentare luoghi di aggregazione, come spiagge, teatri e cinema.


Secondo Le Foche, la situazione ora può definirsi tranquilla: «È come se avessimo spento un incendio, restano piccoli focolai e disponiamo dei secchi con l’acqua per intervenire». Anche per questo, non è il caso di vivere nella paura: «Il virus c’è, ma è sbagliato vedere pericolo ovunque – spiega – Vedo persone che quando incrociano un altro essere umano trattengono il respiro e guardano a terra. Una paranoia. Bisogna reagire, altrimenti entriamo in un contesto negativo dal quale sarà difficile uscire».

In spiaggia e al cinema

Con l’arrivo dell’estate, crescono i dubbi su quale sia il modo più corretto per proteggersi e proteggere gli altri dal rischio contagio. Anche in questo caso, Le Foche invita al buonsenso: «In spiaggia lettini e ombrelloni sono organizzati in sicurezza – dice l’immunologo – Non c’è motivo di indossare la mascherina, tranne quando andiamo al bar dello stabilimento e sono presenti molte persone».

Discorso simile per chi è tornato in palestra o spera di farlo anche al cinema: «Attenzione a non essere fobici. Se la palestra è indoor, allora riduciamo il tempo di allenamento, 40 minuti anziché un’ora piena». Le Foche spinge ad avere fiducia anche sulle regole imposte per cinema e teatri, che sono stati «organizzati n modo sicuro e non vedo perché negare a noi stessi il piacere di frequentarli. Non c’è vita senza cultura». Uno spiraglio di speranza arriva anche per i tifosi: «Ci sarà un sistema per riammette gli spettatori negli stadi – dice Le Foche – magari dimezzando il numero di posi a sedere. Le partite a porte chiuse non hanno gusto».

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