Omofobia, la legge in commissione tra una settimana. E a Zan sono già arrivate minacce di morte

La legge interviene sul codice penale e sulla Legge Mancino, contro le discriminazioni fondate «sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere»

«Capita sempre più spesso che quando vengono postati sui social dei post sui diritti, e contro le discriminazioni, siano commentati da persone che insultano, ma non mi era mai capitato di ricevere però delle minacce di morte», così il deputato Pd Alessandro Zan commenta a Open quanto accaduto ieri e denunciato da lui stesso sulla propria pagina Facebook.

Il suo ddl contro l’omofobia infatti, il cui iter formale inizierà presumibilmente mercoledì prossimo in commissione Giustizia, ha già scatenato reazioni sfociate non solo nell’insulto, ma anche in minacce di morte. Zan, relatore del testo, ha mostrato ieri sulla sua pagina Facebook un commento, inequivocabile, indirizzatogli da un utente: «Ricc***ne, ritira la legge o farai una brutta fine». Immediata la solidarietà del Partito Democratico che con un tweet del segretario Nicola Zingaretti ha espresso vicinanza al deputato.

Cosa prevede il Ddl

Ansa |Il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi con Alessandro Zan, parlamentare del Partito Democratico ed esponente della comunità omosessuale, durante la visita al Pride Village di Padova, 4 settembre 2015

La Legge Zan mira a unificare cinque Ddl precedenti sullo stesso tema. Si tratta del sesto tentativo di approvare una legge che punisca le discriminazioni di genere. Il testo interviene da un lato modificando due punti del codice penale (art. 604-bis e 604-ter) aggiungendo alla discriminazione «razziale, etnica e religiosa» quella fondata «sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere».

Allo stesso tempo, modifica la Legge Mancino del 1993, che punisce gesti, azioni, aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali e che, in questo caso, verrebbe estesa anche ai reati motivati da omofobia, transfobia e misoginia. 

A chi dice che la legge sia troppo dura, o addirittura limiti la libertà di espressione su questioni controverse, la comunità Lgbt risponde che la legge è talmente moderata da non tutelare le persone Lgbt dalla «propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio», come avviene per le altre “categorie” protette dalle norme che verrebbero modificate (ad esempio minoranze etniche). Questo Ddl, se approvato, interverrebbe solo contro chi «istiga a commettere o commette» atti di discriminazione o di violenza.

Le critiche della Cei

La Cei, in una nota del 10 giugno scorso, ha osservato come a suo parere non ci sia alcun vuoto normativo da colmare e si rischi così una deriva liberticida. I vescovi italiani, che guardano «con preoccupazione» all’iter della proposta, hanno sottolineato come «un’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui – più che sanzionare la discriminazione – si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione», posto che i vescovi hanno ribadito la loro condanna di ogni forma di discriminazione.

«La libertà di espressione non è assolutamente minacciata, perché questa è garantita dalla nostra Costituzione – spiega Zan a Open -. Però è vero anche che la libertà di espressione non si può confondere con l’insulto, la minaccia o l’istigazione all’odio. La libertà di espressione deve trovare un bilanciamento con altri princìpi tutelati dalla nostra Costituzione, che sono ad esempio la dignità delle persone e la parità di trattamento».

Foto di daniel james per Unsplash

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