Legge contro l’omofobia, Piazzoni (Arcigay): «Testo migliorabile. Salvini? Dice sciocchezze» – L’intervista

Secondo il segretario generale, bisogna vietare le teorie “riparative”, la propaganda discriminatoria e dare più soldi per le case che ospitano i gay discriminati

«Questa legge andava fatta 25 anni fa, adesso finalmente dopo tanti “non è il momento” torniamo a parlarne. Cosa manca? Una norma che punisca le “teorie riparative”, la propaganda discriminatoria e soprattutto sono ancora troppo pochi i fondi per le case che accoglieranno le vittime di omofobia. Insomma, il testo è migliorabile».

A parlare a Open è Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay, soddisfatto che la legge Zan (testo di legge unificato contro l’omobitransfobia) sia finalmente approdata in commissione Giustizia alla Camera con l’obiettivo di punire le discriminazioni di genere, anche con la reclusione.

«Caro Salvini, questa legge tutela anche gli eterosessuali»

Ma c’è già chi promette battaglia. Capofila Matteo Salvini secondo cui «non esiste il pestaggio più grave o l’insulto più grave, altrimenti anche noi presentiamo una legge ma questa volta contro l’eterofobia». Secca la replica di Piazzoni: «Dice sciocchezze, questa legge tutela tutti. Anche gli eterosessuali ed è un vero peccato che la destra italiana non colga l’occasione di allinearsi alla destra del resto d’Europa. Ho la sensazione che voglia semplicemente buttarla in caciara».

Cosa manca nella legge Zan

L’iter – è inutile nasconderlo – sarà lungo con il rischio che qualcuno faccia di tutto per bloccare un testo di legge molto discusso. Intanto, però, «può essere potenziata sotto tre aspetti»:

  • Il primo. «Bisogna vietare le teorie “riparative”, come ha già fatto la Germania, evitando dunque che ragazzi gay, minorenni, siano costretti ad andare dallo psicologo per correggere il loro orientamento sessuale perché ritenuto sbagliato dai genitori. Sono terapie invasive, violentissime, che fanno danni enormi. Altro che psicologi, sono stregoni»;
  • Il secondo. «Non c’è ancora una norma che vieti la propaganda discriminatoria, ma non solo contro i gay, anche contro le donne. Pensate a una campagna pubblicitaria secondo cui è opportuno che le donne stiano a casa e che non lavorino. Questi messaggi andrebbero vietati»;
  • Il terzo. «C’è anche la questione delle case che ospitano i gay discriminati. In Italia ne abbiamo solo due che sopravvivono a stento, con finanziamenti soprattutto di privati. Bene che sia stato inserito un fondo da 4 milioni di euro in questa legge ma temo che non bastino. Di certo non si potrà aprire un centro per regione».

La posizione della Chiesa

Infine ci sono le pressioni della Chiesa. La Cei sta già provando a sabotare la legge («non serve» o «rischia di aprire a derive liberticide», ha detto), temendo che possa minare alla libertà d’espressione, ma Piazzoni è convinto che non tutti la pensano così: «La Chiesa è un potere politico, economico e culturale.

Però il mondo cattolico è fatto di persone che non giustificano più discriminazione e violenza, un mondo che inevitabilmente si è diviso ed è in agitazione, quasi infastidito dalle parole della Cei a proposito della legge Zan. Chiariamoci, nessuno vuole imbavagliare i cittadini, nessuno finirà in carcere per un’opinione. Ma non è più tempo di sopportare questa violenza». Basti pensare al pestaggio subito, pochi giorni fa, da un 25enne gay a Pescara: sette contro uno.

Foto in copertina da Unsplash

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