Dl elezioni: salta la fiducia per un errore di calcolo. Voto rimandato

Erano presenti in Aula 149 parlamentari, uno in meno del numero legale necessario. Voto rimandato a domani alle 9.30

Il voto di fiducia al Senato sul dl elezioni è stato annullato a causa della mancanza del numero legale dei presenti in Aula: oggi erano presenti in 149 parlamentari, uno in meno del numero legale necessario per il voto. E su questo la presidenza di Palazzo Madama ha fatto le verifiche riscontrando un errore nel computo dei congedi. Un errore definito tecnico che comporterà una nuova votazione domani mattina alle 9.30. Un precedente simile risale a una seduta del 1989.


La vicenda

La fiducia era giunta al termine di una giornata segnata dall’ennesima bagarre nell’Aula di Palazzo Madama, con l’esordio di una sorta di “Var”, in un ramo del Parlamento italiano. Tutto scoppia all’ora di pranzo: durante l’esame del provvedimento, il leghista Roberto Calderoli chiede la parola per proporre all’Aula di pronunciarsi sul rinvio dei lavori, in modo da allungare i tempi.

Il voto per alzata di mano premia l’ex ministro del Carroccio. Immediata la richiesta di una controprova, stavolta con voto elettronico, che però dà esito opposto. Da qui la bagarre. Tanti senatori del centrodestra protestano, chiedendo la verifica dell’ultima votazione, a loro avversa. In un clima di scontro, la presidente di Palazzo Madama decide quindi di sospendere la seduta per verificare con calma l’accaduto.

Il “Var” in Aula

È qui che entra in campo, per la prima volta, in un ramo del Parlamento, una sorta di “Var”. Proprio Forza Italia avanza la richiesta che vengano esaminate le immagini del circuito chiuso per controllare chi fosse effettivamente presente al momento del primo voto. Insomma, i questori e gli assistenti parlamentari finiscono per ricostruire l’accaduto grazie a una vera prova tv, una “moviola” d’Aula, così come accade già da anni nei campi di calcio.

Una decisione che ha una coda polemica. Ironico il commento di Matteo Renzi: «Senza andare al Var possiamo dire che molti erano al bar ma non considero questo un incidente, succede. Siamo caduti nella trappola mensile di Calderoli». Acido, invece, il capogruppo leghista, Massimiliano Romeo, critico, seppure implicitamente, nei confronti della presidenza per la gestione dell’Aula.

«Rispettiamo il risultato e l’approfondimento svolto dai questori, sappiamo che sono state visionate le immagini, per cui non abbiamo motivo per dubitare su quanto proclamato. Però – attacca Romeo – siamo amareggiati sul fatto che non ci sia stata corrispondenza tra chi ha votato per alzata di mano e chi ha votato la controprova. È chiaro che c’è stato un lasso di tempo che ha consentito ai senatori della maggioranza di raggiungere le loro postazioni».

Immediata la replica molto dura di Elisabetta Casellati: «Non accetto che qualcuno possa dire che ho perso del tempo in modo da permettere che qualcuno potesse votare. Lei – aggiunge rivolta a Romeo – non era nemmeno presente».

Il rebus del ritorno a Roma

Le opposizioni, sin dal momento successivo al voto, avevano lamentato dubbi sulla presenza del numero legale nel voto di fiducia, con cui il Senato aveva licenziato in via definitiva il decreto elezioni con 145 sì e 2 voti contrari, quelli dei senatori Emma Bonino e Matteo Richetti.

I presenti risultavano 149, i votanti 147. Ma dopo alcune verifiche, è risultato un errore sul numero legale, che non era pari a 149 bensì a 150. Dunque, la votazione è nulla, e deve essere rieffettuata. Domani è l’ultima data utile per la conversione del decreto. Sembra che tutti i senatori abbiano lasciato Roma dopo la votazione. Dovranno riuscire a essere presenti domani alle 9.30.

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