Strage di Bologna, i tre fischi di locomotore in ricordo delle vittime. La rabbia dei familiari: «Nar liberi trattati da star»

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha riaffermato «il dovere della memoria, l’esigenza di piena verità e giustizia e la necessità di una instancabile opera di difesa dei principi di libertà e democrazia»

A Bologna è il giorno delle commemorazioni a 40 anni dall’attentato che, nella stazione centrale della città, uccise 85 persone e causò oltre 200 feriti. Alle 10:25 il minuto di silenzio, in ricordo delle vittime, è stato anticipato e poi concluso da tre fischi di locomotore. Dopo il discorso del 30 luglio, tenuto alla stazione di Bologna, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dedicato nuove parole ai caduti dell’attentato del 2 agosto 1980. Attentato per il quale sono stati già condannati gli ex Nar Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini e in primo grado Gilberto Cavallini, mentre la magistratura continua a farsi strada verso la verità sui mandanti.

«In occasione del quarantesimo anniversario della strage della stazione – ha scritto Mattarella in una nota – e a distanza di pochi giorni dalla mia visita a Bologna e dall’incontro nel luogo dell’attentato, desidero riaffermare la vicinanza, la solidarietà e la partecipazione al dolore dei familiari delle vittime e alla città di Bologna, così gravemente colpiti dall’efferato e criminale gesto terroristico». «Riaffermando, al contempo – conclude il presidente – il dovere della memoria, l’esigenza di piena verità e giustizia e la necessità di una instancabile opera di difesa dei principi di libertà e democrazia».

La diretta video della commemorazione

Conte: «Squarciare velo che separa verità»

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte invita a «squarciare definitivamente il velo che ci separa dalla verità». «Quaranta anni dalla strage di Bologna. Siamo al fianco dei familiari, di chi crede nello Stato, dei magistrati impegnati a squarciare definitivamente il velo che ci separa dalla verità. Lo dobbiamo alle 85 vittime innocenti, lo dobbiamo a noi stessi», ha twittato il premier.

Casellati: «È tempo di aprire i fascicoli»

Sull’importanza della verità insiste anche la presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati, che parlando con i familiari di alcune vittime ha detto: «Abbiamo bisogno di verità. Senza verità il Paese non ha futuro». «Bologna non è solo la città di Bologna, significa verità per tutti noi», ha aggiunto Casellati. La presidente del Senato ha poi lanciato un appello alla trasparenza: «È tempo di aprire i fascicoli. È tempo di toglierli dai cassetti. Bologna non è più soltanto un caso giudiziario: è diventata un argomento storico. E la storia non si scrive con i segreti di Stato, con i silenzi o con gli ‘omissis’. La storia si scrive con l’inchiostro indelebile della verità», ha detto la presidente, ribadendo il suo impegno in questo senso.

«Sin dall’inizio della legislatura mi sono impegnata a rendere accessibili a tutti i cittadini gli atti delle Commissioni parlamentari di inchiesta del Senato – ha detto Casellati -. Un percorso che ho condiviso con il Presidente Fico e che, il 2 luglio scorso, ha consentito di rimuovere il segreto funzionale sui documenti delle Commissioni del Senato e della Camera che hanno lavorato sulle stragi».

«Rimuovere il segreto funzionale – ha spiegato – significa che abbiamo preso i verbali, le audizioni, i resoconti e che li abbiamo resi consultabili a tutti. Sono quasi centomila pagine. E in mezzo c’è tanto su Bologna e su quella tragica mattina del 2 agosto 1980. E questo rappresenta senz’altro uno strumento importante per incrociare dati e informazioni, per agevolare le ricerche, per fare emergere quella verità che per troppi anni ha trovato ostacoli, ombre, opacità, omissioni. Non è accettabile», ha concluso.

Crimi: «Si può solo chiedere scusa alle famiglie delle vittime»

Anche il capo reggente del Movimento 5 Stelle, Vito Crimi, ha parlato in ricordo delle vittime in occasione della cerimonia di apertura per l’anniversario della strage. «La serietà impone che di fronte ai familiari si ponga un punto fermo. Dopo 40 anni si può solo chiedere scusa. Non è accettabile non è ammissibile» la mancanza della verità piena. «Le scuse da parte dello Stato sono le uniche parole che hanno una parvenza di decenza. Dopo 40 anni di dolori immutabili vissuti dai familiari si può solo chiedere scusa».

Associazione vittime: «Bomba nera, pensata dai vertici della P2»

«Sono passati 40 anni e finalmente il nostro desiderio di avere verità comincia a realizzarsi, grazie al lavoro della Procura generale di Bologna, che ha seguito il denaro di Licio Gelli e analizzato la mole digitalizzata di atti che gli abbiamo fornito». Così il presidente dell’associazione per le vittime della strage del 2 agosto 1980 Paolo Bolognesi, dal palco della commemorazione in piazza Maggiore. «Quei magistrati, – ha proseguito – a 40 anni di distanza, hanno reso onore ad un altro grande magistrato, Mario Amato. A quei magistrati diciamo due cose: grazie, non vi lasceremo mai soli».

Il presidente Bolognesi ha poi proseguito evidenziando come «i risultati della maxi-indagine sui mandanti confermano che quel vile attentato fu una bomba nera, pensata dai vertici della P2, eseguita dalla manovalanza fascista dei Nar, protetti da uomini della P2, inseriti nei punti nevralcici dei Servizi segreti». «Si voleva colpire Bologna la rossa – ha detto il presidente -. Ma nel loro progetto criminale di potere, esecutori e burattinai fecero un solo errore. Non tenere conto della reazione dei cittadini di Bologna», ha aggiunto.

Bolognesi ha poi aggiunto altre considerazioni: «È sconvolgente il trattamento di favore di alcuni responsabili, ricompensati lautamente per il loro silenzio», ha detto, ricordando poi gli omicidi commessi dagli ex terroristi dei Nar Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, e gli ergastoli a cui sono stati condannati. «Non hanno mai collaborato – ha proseguito -, oggi sono pienamente liberi e spesso trattati come star».

Foto Copertina: Diretta Facebook Comune di Bologna

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