Coronavirus, il fisico Sestili: «Numeri “piccoli” in Italia? La Spagna ha decuplicato in due settimane» – L’intervista

Il divulgatore scientifico commenta il rischio “seconda ondata” che sta già interessando numerosi Paesi. In Italia il rischio resta basso ma bisogna gestire bene i focolai

Arriva o non arriva? Ma soprattutto: ha senso parlare di una seconda ondata di Coronavirus? La prima ondata è davvero un capitolo chiuso? E ancora: rischiamo – come ipotizzato da più parti – che con l’autunno ci sia una nuova impennata di casi anche in Italia? In Belgio si parla chiaramente di «seconda ondata di Covid-19»: il numero di infezioni «è in crescita e non è un piccolo aumento.

Non sappiamo quanto durerà e quanto saliranno le curve«», dice Steven Van Guch, presidente del comitato scientifico sul Coronavirus dell’Istituto di sanità Sciensano, aggiungendo che l’ipotesi è anche che questa seconda ondata non abbia «conseguenze drammatiche» grazie alle misure «messe in atto dal Consiglio di Sicurezza Nazionale».

«In realtà – se guardiamo alla dimensione globale – siamo nel pieno della prima ondata», chiosa Giorgio Sestili, fisico e divulgatore scientifico. «I casi a livello mondiale stanno continuando ad aumentare dall’inizio della pandemia. Non c’è mai stata un’interruzione della crescita né una diminuzione dei casi. E infatti siamo quasi arrivati a 20 milioni di casi in tutto il mondo».

Sestili, cosa sta succedendo? Che direzione sta prendendo l’«evoluzione» della pandemia di Sars Cov-2?

«Dipende dalle aree geografiche. In questo momento ci sono dei Paesi che stanno ancora vivendo la prima ondata, come gli Stati Uniti e il Sud America. In Europa no: possiamo parlare di seconda ondata in alcuni Paesi. Nel nostro continente la prima ondata è arrivata molto presto, subito dopo la Cina avevamo già casi in Italia e poi in tutta Europa. Ma grazie alle misure di contenimento e lockdown tutti i Paesi europei sono riusciti ad abbattere la curva dei contagi».

Quali sono le aree europee che preoccupano di più?

«Se per seconda ondata si intende una ripresa importante dei numeri dei casi giornalieri, sicuramente c’è la Spagna. Avevano abbattuto i contagi arrivando a 2-300 casi al giorno, proprio come l’Italia: erano i numeri di una quindicina di giorni fa. Da qualche giorno ha superato i 2500 casi nelle 24 ore. Un dato decuplicato nel giro di un paio di settimane. Questo ci deve dare la percezione del fatto che anche se i numeri oggi sono piccoli, proprio ai piccoli numeri e alle piccole variazioni dobbiamo fare molta attenzione».

Qual è il rischio?

«Mi sono andato a riguardare la crescita dei contagi in Italia tra febbraio e inizio marzo. E giorno dopo giorno, fino al 5, 6, 7 marzo si continuava a dire che in Italia c’erano pochissimi casi. Dopo due giorni è arrivato il lockdown, con le terapie intensive strapiene e le bare di Bergamo. Per questo bisogna fare attenzione a quei piccoli numeri. In questo momento i contagi stanno risalendo in maniera preoccupante non solo in Spagna ma anche in Belgio, Francia. E pure in Gran Bretagna si registra una leggera ripresa dei casi».

E in Italia?

«Anche se la situazione è sotto controllo, se guardiamo alle medie settimanali, negli ultimi 15 giorni i casi hanno ricominciato leggermente a salire rispetto alle settimane precedenti. In Italia è prematuro parlare di seconda ondata: i numeri per ora restano sotto controllo e bisogna monitorarli nelle prossime settimane, per evitare che possa accadere per esempio quello che è accaduto in Spagna».

Rischiamo tra due settimane di avere una situazione analoga a quella oggi della Spagna, con i casi aumentati di dieci volte rispetto a due settimane fa?

«Questo non posso dirlo. Di certo la ripresa dei casi è fisiologica: immaginare “contagi zero” era possibile solo in un mondo chiuso, in lockdown, con le frontiere e i luoghi di lavoro chiusi e con la gente in casa. Il virus, lo sappiamo, non è sconfitto ed è in circolazione. E più siamo liberi di circolare, più la gente viaggia, più il virus circola sulle gambe delle persone. I nuovi focolai erano attesi: il punto è essere bravi a individuarli, isolarli, trattarli ed evitare che la curva epidemica riprenda un andamento esponenziale.

In Italia per adesso lo stiamo facendo bene. Abbiamo avuto tanti focolai e un po’ ovunque E sono stati gestiti bene. È chiaro che bisogna vedere cosa accadrà nelle prossime settimane, soprattutto con l’autunno quando si ricreeranno le condizioni favorevoli al virus: non solo il calo delle temperature ma soprattutto il fatto che passeremo più tempo in luoghi chiusi come gli uffici e che per esempio riapriranno le scuole. Ora stiamo gestendo la coda della prima ondata. Per evitare la seconda ondata, dobbiamo continuare a gestire come stiamo facendo questi focolai».

In copertina il fisico Giorgio Sestili

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