Esplosione a Beirut: il bilancio sale a 137 vittime e 5mila feriti. Arrestati 16 funzionari del porto

Gli investigatori stanno concentrando le indagini sulla possibile negligenza nello stoccaggio del nitrato di ammonio

Mentre si continua a scavare tra le macerie, le autorità libanesi hanno arrestato 16 funzionari portuali dopo l’esplosione che ha colpito il porto di Beirut il 4 agosto. Gli investigatori si stanno concentrando sulla possibile negligenza nello stoccaggio del nitrato di ammonio seguendo dunque la pista dell’incidente. Il bilancio dei morti è intanto salito a 137 e i feriti sono circa 5mila. Gli ospedali di Beirut – dopo che due sono andati distrutti nella deflagrazione – sono al collasso e sovraccarichi.

La dinamica e l’allarme partito nel 2014

Non è ancora la chiara la dinamica dell’incidente al porto. L’esplosione è collegata alle 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio confiscate e immagazzinate nel porto per sette anni. Secondo documenti ottenuti dall’emittente araba al Jazeera, nel 2014 funzionari doganali avevano messo in guardia le autorità libanesi contro il “grave pericolo” rappresentato dall’enorme quantità di nitrato di ammonio presente in un magazzino del porto. In tutto, i funzionari doganali inviarono almeno cinque lettere ai giudici tra il 2014 e il 2017 chiedendo loro cosa fare del carico sequestrato, che venne messo nel deposito numero 12 del porto.

Caos e tensioni

Il disastro arriva in un momento di profonde tensioni interne per il Libano, alle prese con il default economico e una recessione mai vissuta prima. Ieri, ha cominciato a serpeggiare la rabbia popolare, che – secondo quanto riporta il quotidiano libanese An-nahar – si è trasformata in momenti di scontro tra sostenitori e oppositori dell’ex primo ministro Saad Hariri (dimessosi a ottobre tra le proteste).

L’ex premier ha visitato la tomba del padre – Rafiq Hariri – ucciso da un attentatore suicida a bordo di un’autobomba nel febbraio del 2005. E per cui si attende per il 7 agosto il verdetto dell’Aja che dovrà annunciare se gli imputati – quattro esponenti del movimento e gruppo politico sciita libanese filo iraniano Hezbollah – siano colpevoli o meno. La morte di Hariri sconvolse il Libano e scatenò la Rivoluzione del Cedro che costrinse la Siria a mettere fine alla sua lunga presenza militare durata 29 anni.

La missione Unifil

Tra i feriti nell’esplosione del 4 agosto ci sono stati anche alcuni militari della missione Onu Unifil, comandata dall’Italia, che dal 1978, con una seconda fase iniziata nel 2006, pattuglia la cosiddetta Blue Line, il delicato confine tra Israele e Libano. Ieri sera Donald Trump ha detto di non escludere la pista del terrorismo, ma questa mattina il Pentagono ha smentito le parole del presidente. Smentite arrivate anche da Israele e Hezbollah. Tel Aviv, tramite il suo ministro degli Esteri, ha subito negato di essere coinvolta nell’esplosione. La stessa conclusione è arrivata dal movimento di Hassan Nasrallah che ha negato qualsiasi coinvolgimento di Israele.

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