Il capolavoro italiano di Azzolina, la ministra che vuole assumere se stessa

di OPEN

Nel 2017 la ministra, allora docente, partecipa a un concorso da preside, che vince. E quando il Tar del Lazio sospende la competizione, il ministero guidato da lei fa ricorso

L’Italia è un Paese dove il conflitto di interessi è di casa. Imprenditori che fanno i presidenti del Consiglio e approvano norme che favoriscono le proprie aziende, medici pagati dallo Stato che raccomandano ai pazienti di farsi curare nella propria clinica privata, giornalisti economici che scrivono di un’azienda della quale sono strapagati consulenti. Ma un ministro della Pubblica Istruzione che assume se stesso non si era ancora mai visto.

La vicenda è la seguente: Lucia Azzolina, docente di ruolo, nel novembre del 2017 partecipa a un concorso per 450 posti da preside. Nel frattempo si candida alle elezioni con il Movimento Cinquestelle e diventa deputata. E vince il concorso quando è già membro della Commissione cultura della Camera che, fra le altre cose, si occupa anche dei concorsi scolastici.

Quando il Tar del Lazio, per tutt’altre ragioni legate a presunte irregolarità, sospende il Concorso, il ministero ancora guidato da Bussetti fa ricorso al Consiglio di Stato. E chiede il via libera all’assunzione dei presidi. La cosa passa sotto silenzio finché non se ne accorge la Lega che denuncia il conflitto di interessi. Il che, da parte di una forza politica che è stata al governo anni e anni con Silvio Berlusconi senza battere ciglio, lasciatemelo dire, fa ridere quasi quanto il comportamento della ministra.

Conflitto di interessi? Macché, sostiene il ministero: primo, i concorsi sono di competenza amministrativa e non di Azzolina e, come si sa, i dirigenti pubblici sono del tutto autonomi dalla influenza della politica. E a questa descrizione del Paese delle fate aggiunge una ragionevole considerazione sul fatto che, in questi tempi bui, sarebbe assurdo bloccare l’assunzione di tanti presidi dei quali c’è necessità, solo perché uno di questi potrebbe essere il ministro stesso.

Una soluzione al dilemma ovviamente ci sarebbe e stupisce che a via Arenula nessuno ci abbia pensato: basterebbe che la ministra rinunciasse alla poltrona da preside e, una volta scaduto il suo mandato parlamentare, partecipasse al concorso successivo da normale cittadina. Oppure che si tenesse il posto da preside e smettesse di fare il ministro. Dissipando le ombre e salvando se stessa dal ridicolo.

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