Beirut, dopo la ministra dell’Informazione si dimette quello dell’Ambiente. In arrivo 250 milioni di euro dalla comunità internazionale

Venti manifestanti sono stati arrestati. Tra gli agenti sono invece 70 i feriti

Da un lato i fondi internazionali in arrivo, forse. Dall’altro un governo dove continuano a cadere teste. Nella serata del 9 agosto arriva una nuova defezione nel governo libanese: ad annunciare le sue dimissioni è il ministro dell’ambiente. «Alla luce dell’enorme catastrofe … ho deciso di rassegnare le dimissioni dal governo», dice in un comunicato Damianos Kattar, dicendo di aver perso la speranza in un «regime sterile che ha fallito diverse opportunità».

In mattinata, dopo ore di intense proteste in tutta la capitale libanese, la ministra dell’informazione, Manal Abdul Samad, ha annunciato le sue dimissioni. Erano le prime dell’esecutivo guidato da Hassan Diab dal giorno dell’esplosione.

Sempre in serata arriva la notizia che verranno stanziati 250 milioni di euro per aiutare il Libano nella ricostruzione dopo la deflagrazione che ha sventrato il porto della capitale del Libano lo scorso 4 agosto causando 159 morti, 5mila feriti e centinaia di migliaia di sfollati. Lo hanno deciso i leader mondiali riuniti in videoconferenza dal presidente francese Emmanuel Macron con il sostegno dell’Onu. I fondi, questo l’accordo, devono essere destinati direttamente alla popolazione (probabilmente attraverso le agenzie delle Nazioni Unite). E si continua anche a chiedere un’inchiesta indipendente su quanto accaduto il 4 agosto.

In piazza

Beirut è scesa in piazza anche oggi mentre sale a 728 il bilancio delle persone ferite negli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine nelle ultime ore. Negli scontri ieri è morto un agente della polizia. A dare la notizia un portavoce delle forze dell’ordine, secondo quanto riferisce al Jazeera.

Nelle ultime ore sono state arrestate 20 persone a seguito dei disordini scoppiati ieri. Tra gli agenti, si legge in un comunicato citato dal sito del quotidiano L’Orient le Jour, si contano 70 feriti. È invece atteso per le 14 l’avvio della videoconferenza internazionale per sostenere il Libano promossa dal presidente francese Emmanuel Macron e organizzata insieme alle Nazioni Unite. Dopo di lui, riferiscono i media libanesi, interverranno il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres e il presidente libanese Michel Aoun. Ai lavori ha annunciato la sua presenza anche il presidente americano Donald Trump.

Gli scontri

L’esercito libanese ha sgomberato in serata la sede del ministero degli Esteri a Beirut da un gruppo di manifestanti che lo aveva occupato, hanno riferito corrispondenti dell’Afp. I manifestanti, guidati da ufficiali dell’esercito in pensione, avevano preso il controllo dell’edificio, proclamandolo “quartier generale della rivoluzione” durante la manifestazione antigovernativa a Beirut. L’esercito ha quindi inviato rinforzi per sgomberare l’edificio.

Quando ieri pomeriggio, 8 agosto, i manifestanti sono arrivati sul posto, hanno rimosso la foto del presidente della Repubblica Michel Aoun e l’hanno distrutta gettandola a terra. Le immagini in diretta di questo assalto provengono dalla tv libanese al Jadid che trasmette in diretta. «Vai via! Vai via!», gridano gli assalitori riferendosi al capo dello Stato.

Uno degli slogan diffusi sui social network e in piazza è «Montate i patiboli», con sullo sfondo l’immagine delle gru del porto trasformate in patiboli. «Impicchiamoli tutti!», recita un altro slogan. Nel frattempo, i ministeri dell’Economia e dell’Ambiente sono stati assaltati e dati alle fiamme.

I manifestanti hanno preso d’assalto anche la sede dell’Associazione delle banche nel centro di Beirut, appiccando il fuoco all’interno dell’edificio, per poi essere ricacciati via dall’esercito. Lo ha riferito un fotografo dell’Afp sul posto, secondo cui gli assalitori gridavano: «Abbasso il regno delle banche!».

L’intervento dell’esercito

Un giornalista dell’agenzia di stampa Ansa, che era sul posto, ha raccontato di aver visto i militari entrare in azione sparando gas lacrimogeni e pallottole di gomma per disperdere la folla. Una parte dei manifestanti si è riparata dietro un muretto di pietra accanto alla Moschea al Amin, nella Piazza dei Martiri, gridando: «Rivolta! Rivolta!».

Alcuni manifestanti anti governativi hanno appeso a un finto patibolo in piazza dei Martiri un manichino dalle sembianze di Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah: il gruppo politico e paramilitare nato negli anni ’80. In passato, offese e ingiurie contro Nasrallah hanno sempre suscitato la rabbiosa reazione dei seguaci del Partito di Dio filo-iraniano, milizia armata e che ha rappresentanti nelle istituzioni libanesi.

«L’idea di una cerimonia funebre di massa non si può realizzare a causa di problemi logistici ma ci sarà una grande marcia di protesta contro la classe dirigente», hanno dichiarato gli organizzatori. «La marcia sarà come un gigantesco funerale e chiediamo a tutti i partecipanti di vestire di nero», ha detto Lina Boubis, una promotrice, ad Adnkronos.

Interrotti i collegamenti Internet

I media libanesi riferiscono che la rete Internet è stata interrotta durante la manifestazione nella zona del centro di Beirut. Non si conoscono le cause dell’interruzione. Già nelle scorse settimane si erano verificate interruzioni delle comunicazioni telefoniche nella zona dovute a malfunzionamenti tecnici. Ma i media ipotizzano che l’interruzione odierna sia stata decisa dalle autorità per limitare la capacità dei manifestanti di comunicare on line tra loro e diffondere immagini delle violenze in corso.

Nel frattempo, in Ue

Il Consiglio europeo ha reso noto in un comunicato che «Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha chiesto un’inchiesta indipendente per individuare le cause della catastrofe e ha offerto l’expertise europea».

Video Carlotta Megali

Foto copertina: EPA/Julien de Rosa

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