Furbetti del bonus, secretata l’audizione di Tridico? L’ultimo schiaffo della Casta

Vecchie procedure saranno usate per tenere l’audizione sui furbetti del bonus a porte chiuse. E’ così che la classe politica punta a recuperare la fiducia perduta degli elettori?

La commissione parlamentare Lavoro ha convocato il presidente dell’Inps Pasquale Tridico per domattina, 14 agosto, alle ore 12. Lì, è stato detto, darà tutte le spiegazioni (ed eventualmente i nomi) sul caso dei cosiddetti furbetti ovvero i parlamentari che hanno chiesto – e in qualche caso ottenuto – il bonus da 600 euro al mese che doveva essere dedicato ai lavoratori autonomi o titolari di partite Iva che avessero sofferto danni economici per il lockdown seguito all’emergenza Coronavirus.

Dopo giorni di caos e di scarsa chiarezza, dovrebbe essere finalmente il tempo della trasparenza. Nulla del resto, in questa vicenda, è stato trasparente finora. Non il perché un ufficio dell’Inps abbia deciso di indagare e quindi segnalare chi fossero i politici (locali o nazionali) che avevano chiesto il bonus. Non chi siano coloro che hanno chiesto di avere quei soldi, violando non la legge ma un indubbio piano etico.

Per il momento, solo la Lega ha anticipato le comunicazioni ufficiali facendo sapere chi sono i due che hanno ottenuto il bonus, ma nessuno fra loro ha avuto il buonsenso di parlare per primo, magari prevenendo il partito e rivolgendosi agli elettori che gli avevano dato fiducia. Dagli altri gruppi politici nessun segnale.

Sembra ormai certo che tra i percettori dei 600 euro ci sia un membro del Movimento cinque stelle eppure, nonostante le tante grida di o-ne-stà, nemmeno quella intellettuale ha forzato costui o costei al passo avanti. Domani, dunque, finalmente, sarebbe il giorno della trasparenza, quella che il premier Giuseppe Conte dice essere la stella polare della sua amministrazione.

E, invece, stando almeno a quanto sappiamo a meno di 24 ore dall’appuntamento e dato il silenzio persino dei partiti non coinvolti come Pd o Forza Italia, l’audizione di Tridico si svolgerà a porte chiuse. Niente diretta streaming per permettere ai cittadini di formarsi una propria opinione su fonti dirette. Di più: non ci sarà neppure, per i giornalisti, la possibilità di ascoltare l’audio a circuito chiuso negli uffici del Parlamento (non per assicurare un privilegio alla categoria ma perlomeno per garantire la presenza di testimoni terzi, in questo affare da cui la classe politica emerge così male).

Al contrario, salvo cambiamenti dell’ultim’ora, si faranno valere vecchie regole che dovrebbero tutelare gli affari delicati di cui pure il Parlamento ogni tanto sarebbe chiamato ad occuparsi: lo streaming andava chiesto dai 3/4 dell’ufficio di presidenza, e non è avvenuto, e l’audio a circuito chiuso anche da un solo membro della commissione. Ma basta un singolo no perché la seduta si svolga in segreto. E quindi niente, porte chiuse e poi chissà, forse, se fate i bravi, vi faremo sapere attraverso un comunicato stampa.

Si è detto a ragione che sarebbe sbagliato collegare questa vicenda al taglio dei membri del Parlamento, perché anche se a governare fosse una persona sola non avremmo per questo la garanzia di maggiore rispetto dei vincoli morali che dovrebbero legarla agli elettori. Ma possibile che tra i 630 membri della Camera e 43 della commissione Lavoro solo uno, Walter Rizzetto di Fratelli d’Italia, abbia chiesto la pubblicità dell’audizione?

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