Viviana Parisi, il procuratore: «Resti compatibili con l’età di Gioele». Erano a 200 metri dall’automobile

La testimonianza di Giuseppe Di Bello, carabiniere in pensione: «Sono arrivato sul posto alle 5 del mattino. Abbiamo trovato i resti dove gli altri non avevano cercato»

I resti umani trovati oggi 19 agosto nel Messinese sono «compatibili con quelli di un bambino dell’età di Gioele», il figlio di Viviana Parisi scomparso il 3 agosto scorso. A dirlo è il procuratore di Patti Angelo Cavallo. Già in precedenza, gli uomini che hanno coordinato le ricerche avevano detto che i resti ossei e la maglietta appartengono al piccolo «al 99%». Brandelli di una maglietta, simile a quella che Gioele indossava prima di sparire, fanno pensare che si tratti del piccolo.

Stando alle ultime ricostruzioni, alcuni animali selvatici avrebbero trascinato i resti all’interno di una fitta radura a circa 700 metri di distanza dal traliccio ai piedi del quale è stato scoperto il cadavere della madre. Alcuni dei suoi resti sono stati trovati a 200 metri dalla piazzola in cui era stata abbandonata la macchina.

Le scene di disperazione attorno alla bara

I familiari del bimbo – tra i quali c’erano il papà di Gioele Daniele Mondello, sua sorella Mariella e suo padre Letterio – non sono stati fatti avvicinare al punto dove era in corso il sopralluogo da parte dei due medici legali e della scientifica, sotto la supervisione del procuratore Cavallo. Del piccolo sarebbero stati trovati il busto, gli arti e brandelli di vestiti. Sul luogo è stata portata una bara dove sono stati poi depositati i resti da consegnare ai medici legali per l’autopsia e per l’esame del Dna, che fugheranno ogni dubbio. Il padre di Gioele ha assistito alla scena in lacrime, pregando sulla bara, con attorno i familiari che hanno cercato inutilmente di consolarlo.

«Ci siamo fatti delle ipotesi su quanto sia successo, se ne sono rafforzate alcune ne abbiamo scartate delle altre», ha detto il procuratore Cavallo. «Perdono quota piste riconducibili ad ambiti familiari. Ma lasciateci lavorare e fare tutti i ragionamenti del caso. Molte ipotesi restano ancora in piedi dobbiamo lavorare e riflettere. L’autopsia verrà effettuata a breve»

La testimonianza del carabiniere volontario e di chi era con lui

A trovare i resti è stato un ex carabiniere, ora in pensione, Giuseppe Di Bello, di 55 anni, originario di Capo D’Orlando. L’ex militare aveva raccolto l’appello di Daniele Mondello, unendosi a circa 300 volontari per perlustrare la zona attorno all’autostrada Messina-Palermo.

«Sono arrivato sul posto alle 5 del mattino. Abbiamo trovato i resti dove gli altri non avevano cercato», ha detto Di Bello. «La scoperta è avvenuta intorno alle 10.20 e ho subito dato l’allarme». Francesco Radicic, un altro volontario che era insieme all’ex carabiniere, ha raccontato: «Di Bello aveva in mano una falce con cui si è fatto largo in mezzo ai rovi e a una fitta vegetazione fino a trovare i resti».

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