Coronavirus, i numeri in chiaro. Pregliasco: «Basta strappi alle regole anti-Covid. Dobbiamo organizzarci per la seconda ondata»

Il virologo a Open: «Rispettate le misure anti-contagio, altrimenti ostacolate il lavoro dei medici. L’aumento dei nuovi casi? Fisiologico, ma serve prudenza». E sulla scuola: «Bisogna ripartire»

«Presto avremo gli stessi numeri della Germania con poco più di 1.000 casi al giorno. Dobbiamo essere prudenti e organizzarci come se ci dovessimo preparare a una seconda ondata. I cittadini devono essere ligi nel rispetto delle regole, altrimenti non fanno altro che ostacolare il lavoro di medici e infermieri». A parlare a Open è Fabrizio Pregliasco, epidemiologo e direttore sanitario dell’istituto Galeazzi di Milano, alla luce dei +947 casi di oggi, in tutta Italia, segno che il virus circola ancora, eccome.

I dati di oggi

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I dati di oggi 21 agosto 2020

Le regioni più colpite

Un aumento che Pregliasco definisce «fisiologico». La regione maggiormente interessata dal virus resta la Lombardia anche se «via via il contagio sta andando scemando con un’omogenea diffusione su tutto il territorio nazionale». Proprio ieri il Veneto è stata la regione d’Italia con più contagi. «Il 30% dei casi sono di ritorno dalle vacanze e chiudere le frontiere sarebbe stato difficile. Certo, in alcune nazioni non c’è stata la nostra stessa attenzione al problema».

Perché sono calati i decessi

I morti sono in netta diminuzione perché gli anziani adesso sono più protetti. Adesso le Rsa sono pronte ad affrontare l’emergenza ma c’è anche un altro effetto «triste»: «Negli scorsi mesi molti anziani sono morti prima del tempo. Decessi che sarebbero stati “diluiti” nel tempo e che, a causa del Coronavirus, si sono concentrati tutti nello stesso periodo. Questo significa che abbiamo meno soggetti fragili a rischio. In realtà abbiamo sviluppato anche la capacità di intercettare soggetti che prima non vedevamo, ovvero gli asintomatici».

Il rientro a scuola

Infine, impossibile non affrontare uno degli argomenti più spinosi, la scuola. «Bisogna ripartire, non possiamo mettere a repentaglio la vita dei giovani. Inizialmente ci sarà confusione e preoccupazione, poi la situazione si assesterà. Immagino lo stress di una madre che, quando misurerà la febbre al figlio alle 7.30 del mattino, scoprendo che ha la febbre, non potrà più dargli una tachipirina. E ovviamente non potrà andare a lavoro» ha concluso. E si chiederà se ha una febbre da sindrome influenzale o se è affetto dalla Covid-19.

Grafiche di Vincenzo Monaco

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