Amatrice quattro anni dopo. Il fotografo Mozzetti: «Ci sono scatti che ancora non sono riuscito a pubblicare» – L’intervista

Quando arrivò la prima scossa, Marzio Mozzetti stava dormendo nella sua casa vicina al centro della città. Sopravvissuto al sisma, negli anni ha continuato a raccontare come sono cambiati i luoghi colpiti dal terremoto

Ore 3.36. Epicentro nel comune di Accumoli. La scossa di magnitudo 6.0. E poi ancora un’altra scossa un minuto dopo, e poi un’ora dopo e nove ore dopo. Il 24 agosto del 2016 il Centro Italia tremò, con interi comuni nella zona di Amatrice, provincia di Rieti, ridotti in macerie. In tutto, si contarono 280 morti e 470 feriti. Fra chi è sopravvissuto quella notte c’è Marzio Mozzetti, un fotografo che aveva il suo studio in corso Umberto I, nel centro di Amatrice.

La scorsa notte c’è stata la veglia per ricordare la vittime, oggi è stata organizzata una Messa e una cerimonia ad Accomuli. Riti che si ripetono ogni quattro anni, da quando c’è stato il terremoto. Per la prima volta Marzio non ci sarà: è in quarantena per il Coronavirus. «Credevo che avrei partecipato a vita a tutte le commemorazioni», spiega a Open. «Io sono proprio di Amatrice, vivo qui da quando ero un bambino. L’unico movimento che ho fatto è stato trasferirmi dalla frazione di Santa Giusta al centro».

Si ricordi dov’era il 24 agosto, quando è arrivata la prima scossa?

«Ero nel mio appartamento. Dormivo. Il terremoto mi ha svegliato. Quella sera ero andato a letto molto tardi. Ad Amatrice era stata organizzata una festa gastronomica con tutte le frazioni. Appena ho aperto gli occhi sono saltato sotto al tavolo. Per fortuna la mia casa non è crollata. Mi sono avvicinato alla porta, la mia vicina di casa ha dato una piccola spallata e sono uscito».

MARZIO MOZZETTI

Cosa ha visto appena uscito di casa?

«Ci ho messo un attimo a capire cosa era successo. Davanti a me sono morte cinque o sei persone, sono state travolte da un crollo davanti a casa mia. Nei giorni successivi non ho assistito a tutti i ritrovamenti perchè mi ero fatto male a un ginocchio e sono dovuto restare a casa dei miei genitori. Sono tornato il giorno dei funerali e quel giorno mi hanno richiamato per recuperare le cose del mio ufficio, dove custodivo gli hard disk con 12 anni di foto di Amatrice. Una vita di ricordi e di lavoro che avevo paura di aver perso. Per fortuna ho ritrovato tutto».

Si ricorda la prima foto che ha scattato di Amatrice dopo il terremoto?

«È un po’ strano. Quel giorno avrei dato un cazzotto ai fotografi. La prima foto l’ho scattata con il cellulare appena sono uscito fuori, poi ho fatto qualche foto sempre con il cellulare sul corso Umberto I. Le mie macchine però sono rimaste a casa, non sono riuscito a prenderle. Sai, quando segui un evento in un posto che non conosci è un conto. Ma se è il tuo paese è tutto diverso. In quei giorni aggiornavamo la pagina Facebook Amatrice News ma erano soprattutto dei consigli su cosa fare, su come muoversi. La prima uscita da giornalista ad Amatrice l’ho fatta il 13 settembre, quando hanno inaugurato la prima scuola».

MARZIO MOZZETTI

Tra le sue foto, quale racconta meglio i giorni dopo il sisma?

«La foto più bella che mi ricordo di quel periodo è quella del monumento ai caduti, quello fatto poche settimane dopo il sisma dai militari del Genio. Poi ne hanno fatto un altro, più istituzionale, ma per noi il simbolo del terremoto è diventato questo».

Dopo il terremoto, Amatrice ha dovuto superare anche un inverno pieno di neve.

«Me lo ricordo bene. Paradossalmente ho pochi scatti del 18 gennaio 2017, il giorno con più neve. Già dal giorno prima la viabilità era molto difficile. In quei tempi si passava da una strada che si chiama Romanella. Quel giorno, dopo quella nevicata, era difficile muoversi. Raggiungere Amatrice era impossibile. Ho anche una foto del vescovo di Rieti, anche lui stava provando a raggiungere Amatrice ma non penso che alla fine ci sia riuscito. Siamo un po’ ripiombati nell’emergenza. Quando hai le scosse, la neve e vivi in un container non è semplice».

MARZIO MOZZETTI

Ormai avrà un archivio di Amatrice. Ci foto di questi anni che non ha ancora voluto pubblicare?

«Tra quelle che ho pubblicato ci sono tutte le foto istituzionali: in questi anni molte persone sono arrivate ad Amatrice, da Carlo d’Inghilterra al premier canadese Justin Trudeau. Ho le foto anche dei giocatori della Lazio quando tutta la squadra è venuta qua. Ci sono poi foto che non ho mai diffuso, come quelle che ho fatto nei primi giorni. Vorrei aprire un blog che pubblicarle tutte: ho comprato il dominio ma non ho ancora iniziato a caricare tutto il mio materiale».

Quale foto vorrebbe fare della tua città?

«È ovvio che lo scatto che vorremmo tutti è da un’altura che si trova poco sopra Amatrice. È un luogo da cui si vede tutto il centro e che in molti hanno utilizzato per far vedere come è ridotta la città. Negli anni prima del terremoto ne avevo fatte tante da lì, i miei archivi sono pieni di Amatrice attraverso tutte le stagioni. Vorrei farne prima o dopo una in cui si vede ancora una città anche se, e questo lo sappiamo, non ci sarà più la stessa Amatrice che conoscevamo».

MARZIO MOZZETTI

Foto di copertina: MARZIO MOZZETTI | I militari del Genio al lavoro dopo il sisma

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