Perché il “blackface” sbandierato da Di Maio su Facebook è un problema

Per il portavoce del ministro si tratta di “autoironia”. Ma il blackface prende spunto da una tradizione palesemente razzista

Il volto di Luigi Di Maio sul corpo di Micheal “Air” Jordan che vola verso il canestro. E poi Di Maio al fianco di Totò nello storico film dei primi anni ’60, Totòtruffa. Sono soltanto alcuni dei “meme” che il ministro degli Esteri ha condiviso sulla sua pagina Facebook nel tentativo di neutralizzare tramite l’autoironia gli sfottò da parte degli utenti social sulla sua abbronzatura, risultato di alcuni giorni di vacanza in Sardegna. Una presa in giro che è costata l’accusa di razzismo non soltanto nei confronti di chi lo aveva sbeffeggiato, ma anche nei confronti dello stesso ministro.

Cos’è il blackface

«Prometto che la prossima volta mi metterò la crema 50», ha scherzato Di Maio nel commento a corredo dei meme, ringraziando chi lo aveva preso in giro «per aver reso più leggera la giornata». Ma l’immagine pubblicata da Di Maio che lo mostra al fianco di Totò con tanto di blackface ha suscitato parecchio scalpore, proprio perché prende spunto da una tradizione palesemente razzista.

Si tratta di una raffigurazione caricaturale degli afroamericani nata negli Stati Uniti nella prima metà dell’Ottocento, tipica degli spettacoli dei “menestrelli” in cui gli attori – solitamente bianchi – interpretavano gli schiavi africani liberati dipingendosi il volto di nero. L’obiettivo era quello di mettere in ridicolo i neri, legittimando la classe dirigente bianca.

Si tratta di una tradizione pressoché sconosciuta in Italia, nonostante il blackface figurasse ampiamente nelle produzioni del regime fascista. Anzi, generalmente è considerata innocua, come dimostra il caso di Gino Sorbillo, il pizzaiolo napoletano che per solidarietà nei confronti del difensore del Napoli, Kalidou Koulibaly, oggetto di cori razzisti, si era fatto fotografare con un cartello con sopra scritto «Siamo tutti Koulibaly» e con la faccia dipinta di nero.

Per la scrittrice italo-somala, Igiaba Scego, dietro all’apparente innocuità, però, si cela un’amnesia rispetto al nostro passato coloniale. «Giocano con il blackface e sotto traccia c’è l’idea del nero come colore inferiorizzante e dei neri/e come inferiori», ha scritto Scego in un post su Facebook. «Conosciamo bene questa storia. Sono meme che offendono noi neri e nere. Il ministro avrebbe dovuto ignorare o sottolineare il razzismo insito nella pratica». A sottolineare l’eccezionalità del caso invece ci ha pensato il New York Times con un articolo in cui spiega come negli Stati Uniti diversi politici siano stati costretti a dimettersi dopo che fossero spuntate delle foto di loro in blackface.

Interpellato dal quotidiano newyorchese il portavoce di Di Maio ha fatto sapere che «il ministro è categoricamente contrario a qualsiasi forma di discriminazione o violenza razziale in qualsiasi delle sue forme», ribadendo che si è trattato di un post «autoironico» sulla sua abbronzatura. Nel frattempo i meme continuano a girare sui social grazie a pagine come Fratelli di Putin (con oltre 600mila follower) che tra una cosa e l’altra ha condiviso una foto con Luigi Di Maio “nei panni” di Barack Obama quando incontrò Silvio Berlusconi nel 2009. Un anno prima, trovandosi a Mosca in compagnia del presidente russo, l’ex premier italiano aveva detto che Medvedev sarebbe sicuramente entrato in sintonia con Obama perché il presidente americano era «giovane, bello e anche abbronzato». In modo ironico, ovviamente.

Rettifica: L’articolo è stato modificato nell’ultima parte in cui si faceva riferimento ai commenti fatti da Silvio Berlusconi su Barack Obama

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