Coronavirus, i numeri in chiaro. L’infettivologa Taliani: «Inquietante ascesa di contagi nonostante il calo tamponi: le terapie intensive saranno la punta dell’iceberg inevitabile»

La professoressa dell’Università La Sapienza considera fisiologica la registrazione dei contagi in tutte le Regioni. «Il virus si muove insieme alla popolazione, che nell’ultimo periodo ha battuto il territorio nazionale senza limitazioni»

Milletrecentonovantasette contagi di Covid-19 in 24 ore e nessuna Regione con zero positivi. Segnali di ascesa quelli che arrivano oggi 3 settembre dai dati del ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità e che, come analizza l’infettivologa Gloria Taliani, «risultano inquietanti rispetto al dato del calo di tamponi». Diecimila i test effettuati in meno rispetto alla giornata di ieri, in cui si era raggiunto un picco record. Nonostante il calo dei test l’ascesa dei contagi non ha accennato a frenare.


Professoressa Taliani, nonostante il calo dei tamponi si registra un’ascesa dei contagi, questo è uno dei dati forse più significativi della giornata.

«Direi il più significativo e, ogni volta che si verifica, particolarmente preoccupante. Il fatto che il numero dei positivi non si arresti nonostante la riduzione del numero di test eseguiti, sottolinea come sia estremamente necessario mantenere un’attenzione vigile sul numero dei test eseguiti, non lesinarli per nessuna ragione.

Nel passaggio da una vita all’aperto come quella che la maggior parte della popolazione ha avuto nei mesi estivi, con contatti più sporadici e occasionali, tornare alla vita quotidiana e alle attività implica un livello di sicurezza che in questo momento deve toccare il grado più alto.

Credo sia fisiologica una flessione giornaliera del numero dei tamponi che, ricordiamo, dipendono anche dalla richiesta. Quello che non deve accadere è che il trend alla riduzione sia costante. Alla luce dei contagi che aumentano nonostante i tamponi in meno, direi che non possiamo permetterci nessun tipo di calo delle verifiche effettuate».

I dati di oggi relativi alle singole Regioni sono riassumibili con un unico grande segno positivo. Nessuna Regione con zero casi. Peggioramento o distribuzione fisiologica?

«Non c’è motivo di allarme per questo, sarebbe stupefacente il contrario. Vorrebbe dire che per motivi inspiegabili alcune regioni sarebbero risparmiate. Ma la movimentazione delle persone attualmente non è ristretta da limiti di qualche tipo, ed è stata anche molto frequente nell’ultimo periodo. Dunque ribadisco l’impressione di un dato che non debba poi sorprenderci più di tanto.

Direi poi che è necessario considerare le variazioni percentuali sulla popolazione, attualmente molto ampie. Si va dallo 0,08% della Calabria allo 0,99% della Valle D’Aosta. I numeri si muovono senza dubbio in maniera capricciosa e in funzione dei ritorni dalle vacanze, che continuano a portare con sé strascichi epidemiologicamente rilevanti, ma bisogna tenere presente il raggio delle percentuali registrate.

Così come occorre far riferimento al numero totale della popolazione regionale. Incrementare il tasso di positività su una popolazione piccola come quella della Valle D’Aosta è relativamente facile.

Il discorso cambia per la Lombardia. Sul numero di casi relativi a un’ampia Regione come quella lombarda dobbiamo tener conto del fatto che, in proporzione alla popolazione, la percentuale è ancora al di sotto dello 0,5%. Questo ci fa capire come il numero assoluto in sé stesso deve essere sempre considerato con elementi di questo tipo, in grado di dirci di più sulla situazione effettiva dei contagi».

Oggi i ricoveri delle terapie intensive sul territorio nazionale sono aumentate arrivando a 11. Stessa situazione in Lombardia con 27 persone gravi ricoverate. Fino a una settimana fa i dati delle terapie intensive si definivano come i numeri soggetti a minori oscillazioni e quindi sintomo di un quadro clinico stabile. Cosa aspettarci adesso?

«Una punta dell’iceberg che emergerà sempre di più, inevitabilmente. E che senza dubbio registra un cambiamento anche della situazione negli ospedali. In fondo l’aumento dei contagi non può farci aspettare qualcosa di diverso, soprattutto sapendo che il virus continua a circolare su tutti i territori regionali, nessun escluso. Dobbiamo aspettarci queste oscillazioni anche per il futuro.

Tuttavia è bene monitorare i ricoveri sul totale dei casi registrati. Questo sarebbe un dato clinico che potrebbe dirci quanto preoccuparci. Se il numero dei pazienti in rianimazione percentualmente non dovesse crescere sul numero dei positivi riscontrati, questo ci darebbe sicuramente una tranquillità in più sul movimento della situazione clinica in senso allarmante».

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