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Omicidio Khashoggi, otto condanne tra 7 e 20 anni. La compagna: «Una farsa». L’Onu: «Verdetto senza legittimità legale o morale»

08 Settembre 2020 - 00:07 Redazione
epa07116738 A handout photo made available by the Saudi Royal Palace shows Crown Prince of Bahrain Salman bin Hamad al-Khalifa attending a session of the Future Investment Initiative Conference, in Riyadh, Saudi Arabia, 24 October 2018. Saudi Arabia on 23 October opened the three-day Future Investment Initiative conference that has seen major pull-outs from global political and business figures following the disappearance of Saudi journalist Jamal Khashoggi after he entered the Saudi consulate in Istanbul on 02 October and later acknowledgement he died inside the kingdom's consulate. According to media reports, Mohammed bin Salman spoke of the killing of Khashoggi for the first time, describing it as 'a heinous crime that cannot be justified', and that Saudi Arabia and Turkey will work together to punish all culprits.  EPA/BANDAR ALGALOUD / SAUDI ROYAL PALACE HANDOUT  HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES
«Le autorità saudite hanno chiuso il caso senza che il mondo conosca la verità su chi sia responsabile dell'omicidio di Jamal», scrive la fidanzata che si dice convinta che «la comunità internazionale non accetterà questa farsa»
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Otto condanne con pene tra i 7 e i 20 anni di carcere. Questa la sentenza definitiva dei giudici dell’Arabia Saudita per l’omicidio di Jamal Khashoggi, il giornalista e scrittore dissidente ucciso il 2 ottobre del 2018 a Istanbul, nel consolato di Riad. Solo qualche mese fa, i familiari dell’editorialista del Washington Post avevano aperto all’ipotesi di perdonare gli imputati per l’omicidio, dopo il quale i resti di Khashoggi non sono mai stati rinvenuti.

E proprio da questo gesto – arrivato nelle ultime ore del mese di Ramadan quando, secondo tradizione islamica, i fedeli valutano gesti di clemenza come questo – sarebbe cominciata una revisione della condanna a morte inflitta in primo grado a cinque imputati. L’apertura della famiglia di Khashoggi era stata accompagnata da molte polemiche a causa di alcuni trasferimenti di denaro e di altri beni ai figli del reporter, provenienti proprio dalle autorità saudite.

L’Onu: «Verdetto senza legittimità legale o morale»

Di «parodia di giustizia» parla su Twitter Agnes Callamard, responsabile Onu per le esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie. La sentenza saudita sull’omicidio Khashoggi «non ha alcuna legittimità legale o morale». «Un verdetto giunto alla fine di un processo che non è stato né equo, né giusto, né trasparente», ha affermato l’esperta indipendente delle Nazioni Unite che ha indagato sul caso per lunghi mesi, tentando di far luce su quanto accaduto veramente in quel consolato. Callamard aveva anche firmato un rapporto in cui puntava il dito contro presunte responsabilità del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman per l’uccisione del giornalista dissidente.

La reazione della fidanzata: «La sentenza di Riad deride la giustizia»

«Una totale derisione della giustizia». Così la fidanzata turca di Jamal Khashoggi commenta la sentenza definitiva dei giudici dell’Arabia Saudita per l’omicidio del giornalista dissidente. «Le autorità saudite hanno chiuso il caso senza che il mondo conosca la verità su chi sia responsabile dell’omicidio di Jamal», scrive in una nota Cengiz, dicendosi convinta che «la comunità internazionale non accetterà questa farsa». «Sono più determinata che mai a lottare per la giustizia per Jamal», conclude la donna, che fu l’ultima a vederlo in vita fuori dal consolato di Riad nel quale il giornalista entrò per non uscire mai più.

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