Brexit, l’Ue minaccia Londra con azioni legali per la legge sull’Irlanda del Nord. Il governo: «Parlamento è sovrano»

Mercoledì è stato presentato un disegno di legge che vorrebbe modificare i protocolli sull’Irlanda del Nord, parte integrante dell’Accordo di recesso

Non sono partite affatto bene le nuove consultazioni sulla Brexit. Oggi al termine dell’incontro con il ministro britannico Michael Gove il vicepresidente della commissione europea Maros Šefčovič ha minacciato azioni legali nel caso in cui il Regno Unito non dovesse ritirare il disegno di legge sul mercato interno britannico presentato in parlamento martedì. «Presentando questo progetto di legge», ha dichiarato Šefčovič, il Regno Unito ha «seriamente danneggiato la fiducia tra l’Ue e il Regno Unito. Spetta ora al governo britannico ristabilire questa fiducia».

Scontro sull’Irlanda del Nord

All’origine del nuovo diverbio c’è la questione spinosa dei protocolli per l’Irlanda del Nord, una parte fondamentale dell’accordo sull’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, il cosiddetto withdrawal agreement o accordo di recessione. Con il nuovo progetto di legge – ancora in fase di discussione alle Camera dei Comuni – il Regno Unito punta ad eliminare i controlli doganali sulle merci in movimento tra il Regno Unito e l’Irlanda del Nord.

In attesa di un accordo commerciale tra i due blocchi, i ministri britannici avrebbero così facoltà di modificare o annullare le nuove regole che altrimenti entrerebbero in vigore il 1 gennaio 2021. Per l’Unione europa però si tratta di un’inaccettabile violazione dell’accordo e quindi del diritto internazionale. Ma – diversamente da quanto auspicato da Šefčovič – il governo britannico non sembra intenzionato a «ristabilire la fiducia».

La linea di Downing street non è altro che una difesa dell’autonomia di Londra da Bruxelles. In una nota diffusa dopo l’incontro, il governo britannico rivendica il diritto di «precedenza» della legislazione nazionale «sull’Accordo di Recesso». Il parlamento «è sovrano in materia di leggi nazionali» insistono i britannici, respingendo le accuse di incostituzionalità.

L’approccio britannico ai negoziati, dunque, pare essere sempre quello dell’intransigenza, proprio come lo era stato settimana scorsa quando il premier Boris Johnson ha ribadito che le due parti avrebbero dovuto raggiungere un accordo entro il 15 ottobre, altrimenti sarebbe passato il no-deal, dando adito a moltissime speculazioni sulle sue intenzioni. Ma i bluff cominciano ad essere tanti e sempre più concreti.

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