Tennis, Naomi Osaka: la 22enne che ha vinto lo US Open nel nome di Black Lives Matter – Le immagini

A ogni partita la tennista ha indossato una mascherina con sopra il nome di una delle vittime della brutalità della polizia. «Credo che l’obiettivo sia quello di alimentare il dibattito», ha dichiarato

Non è la prima volta che Naomi Osaka alza al cielo la coppa dello US Open, lo slam americano. La prima volta è stata due anni fa, nel 2018, quando riuscì a sconfiggere Serena Williams in una finale macchiata dai fischi durante la cerimonia diretti dal pubblico verso l’arbitro, protagonista di uno scontro accesso con Williams. Questa volta è stata una finale senza litigi, ma non per questo meno particolare.

Osaka ha battuto la combattiva Victoria Azarenka in tre set (1-6 6-3 6-3), in uno stadio vuoto, senza pubblico a causa del Coronavirus. Lo ha fatto scendendo in campo, come ogni volta in questo torneo, con una mascherina con su stampato il nome di una vittima della brutalità della polizia. Nella finale ha scelto il nome di Tamir Rice, un ragazzo di 12 anni morto per un proiettile sparato da un ufficiale di polizia a Cleveland nel 2014.

Osaka per Black Lives Matter

Prima di lui aveva fatto altrettanto con George Floyd, il 46enne afroamericano morto a causa di un blocco forzoso al collo da parte della polizia di Minneapolis il 25 maggio 2020. Durante questi mesi Osaka, figlia di padre haitiano e di madre giapponese ma residente negli Stati Uniti, è stata profondamente coinvolta nel movimento per la giustizia sociale, partecipando a manifestazioni a Minneapolis e parlando sui social network e altrove portando avanti la causa del movimento Black Lives Matter.

La scoperta della sua passione civica è coincisa con un momentaneo stop nell’attività tennistica a causa delle pandemia, ma anche con un momento di crisi professionale, dopo alcune brutte sconfitte, in Australia e nell’edizione precedente dell’US Open, e la fine improvvisa del rapporto con il suo ex allenatore Sascha Bajin.

Ma Osaka – che a 22 anni e 3 slam è già l’atleta femminile più pagata al mondo (con entrate pari a $37 milioni all’anno) – è riuscita a usare questo momento di stasi per ripartire, sia nel gioco che nella vita. «Credo che l’obiettivo sia quello di creare dibattito», ha dichiarato commentando la decisione di schierarsi al fianco del movimento per i diritti degli afroamericani.

Le sue parole e le sue azioni hanno avuto molta risonanza. Il 9 settembre, in un’intervista con la ESPN, una giornalista le ha mostrato un video in cui i parenti di alcune vittime la ringraziavano per aver indossato una mascherina con il nome dei loro cari. «Sento di essere un tramite a questo punto per creare maggiore consapevolezza. Non attenuerà il loro dolore, ma spero possa comunque essere d’aiuto».

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