Bielorussia, le donne guidano ancora le proteste contro Lukashenko: scontri e centinaia di arresti

La folla ha sfilato nelle vie di Minsk, intonando slogan contro il presidente e brandendo cartelli con la scritta «SOS»

Nuova giornata di proteste nel centro di Minsk, in Bielorussia, dove la polizia ha arrestato centinaia di persone durante una manifestazione di protesta per richiedere, ancora una volta, le dimissioni del presidente Aleksandr Lukashenko


Ancora una volta le protagoniste indiscusse delle contestazioni contro il presidente sono state le donne bielorusse che hanno sfilato per le strade del centro della capitale intonando slogan contro Lukashenko, richiedendo libertà per i giornalisti imprigionati e sottoposti a violenze, e brandendo fogli e striscioni recanti la scritta «SOS». 

Anche questa volta, a reprimere le proteste sono intervenuti i poliziotti in tenuta antisommossa. Le forze di sicurezza, stando a quanto riportato da testimoni, hanno bloccato il corteo per poi iniziare a prelevare centinaia di contestatori e contestatrici, per poi rinchiuderli violentemente nelle camionette. In alcuni casi ci sarebbero stati scontri tra manifestanti e polizia.

Tra le persone fermate figura anche l’attivista 73enne Nina Baginskaja, divenuta ormai uno dei volti più popolari del movimento di protesta, mentre un’altra donna sarebbe stata trasportata via da un’ambulanza dopo esser caduta a terra, priva di sensi. 

A poco sembra essere servita la risoluzione votata il 17 settembre scorso dal Parlamento europeo, in cui venivano condannate le violente repressioni della popolazione bielorussa e richieste sanzioni contro il presidente Lukashenko, a cui non verrà più riconosciuto ufficialmente lo status presidenziale dal 5 novembre 2020, a causa delle elezioni dello scorso 9 agosto svoltesi, secondo l’Unione Europea, «in flagrante violazione di tutti gli standard riconosciuti a livello internazionale».

Foto copertina: EPA/STRINGER

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