Addio al fumettista argentino Quino, il “papà” di Mafalda

Il personaggio della bimba ribelle che, a soli sei anni, parlava di pacifismo e si interessava dei problemi del mondo, ha reso il fumettista argentino famoso a livello internazionale

Dal 1964 al 1973, sui giornali di tutto il mondo, una bambina irriverente di nome Malfalda criticava la guerra del Vietnam, parlava di pacifismo e cercava di sensibilizzare i suoi lettori sull’importanza dell’altruismo. Ieri, 29 settembre, quei capelli neri e crespi compivano 56 anni dalla prima apparizione. Oggi, il loro disegnatore, Quino, è morto a Buenos Aires. Joaquín Salvador Lavado Tejón – questo il vero nome dell’argentino -, aveva 88 anni. In suo onore, nella capitale argentina, undici anni fa è stata installata una statua della bambina ribelle.


EPA/LEO LA VALLE | Pablo Irrgang, artista argentino che ha realizzato la statua di Mafalda, Buenos Aires

Quino è morto questa mattina, 30 settembre, e a darne notizia alla stampa sarebbe stata Kuki Miller, direttrice di Ediciones de la Flor, la casa editrice che seguiva la pubblicazione delle strisce di Mafalda. Il disegnatore era nato a Mendoza il 17 luglio del 1932. Quino rimase orfano di madre quando aveva soli 13 anni. Tre anni più tardi, venne a mancare anche suo padre. Una volta terminata la scuola dell’obbligo, frequentò la scuola di Belle arti di Mendoza. Non completò gli studi, e iniziò subito a lavorare come fumettista per il settore della pubblicità.

L’idea di Mafalda gli venne nel 1963, quando ricevette l’incarico di disegnare una striscia per il marketing di un’azienda di elettrodomestici, la Mansfield: le iniziali di Mafalda, appunto, sono le stesse del nome della ditta. La campagna pubblicitaria non andò a buon fine, ma Quino riuscì comunque a utilizzare alcune strisce facendosele pubblicare su Gregorio, supplemento satirico della rivista Leoplán. La creazione dei fumetti che avevano Mafalda come protagonista si interruppe dopo 9 anni di successi: «Sono a corto d’idee», dichiarò l’autore.

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