Pompeo in visita in Italia attacca la Cina e accusa (di nuovo) il Vaticano di non difendere la libertà religiosa

Oggi il segretario di Stato americano si è incontrato con Giuseppe Conte e con Luigi di Maio. Domani l’incontro con Parolin in Vaticano

Più critiche che parole distensive da parte di Mike Pompeo, in missione ufficiale in Italia. Dopo il convengo sulla libertà religiosa organizzato all’hotel Excelsior dall’ambasciata Usa presso la Santa Sede, sono seguiti gli incontri con Giuseppe Conte e con il ministro degli Esteri Di Maio. Le rassicurazioni di Di Maio, il quale ha dichiarato che «l’Italia è saldamente ancorata» agli Usa e alla Nato, non sono riuscite ad ammorbire Pompeo che in conferenza stampa ha fatto pesare al ministro e a tutto il governo le prove di intesa degli ultimi anni con la Cina di Xi Jinping, dal Belt and Road Initiative al 5G.


È Guerra Fredda con la Cina

«Il partito comunista cinese sta cercando di sfruttare la propria presenza in Italia per i propri scopi strategici, non sono qui per fare partenariati sinceri», ha dichiarato Pompeo. Da Palazzo Chigi fanno sapere che con il premier Pompeo ha parlato anche della crisi nel Mediterraneo – dove l’espansione della Turchia sta alterando gli equilibri e dove la Libia non riesce a uscire dall’instabilità politica – e non solo della Cina. Ma in conferenza stampa Pompeo si è concentrato su Xi Jinping.

«Nella mia discussione con il premier Giuseppe Conte gli ho chiesto di fare attenzione alla privacy dei suoi cittadini» ha dichiarato Pompeo in riferimento al 5G. Le critiche alla Cina sono di diverso genere anche se tutte puntano a rafforzare l’idea di Pechino come regime autoritario e espansionistico. «Noi vogliamo che non ci siano violazioni dei diritti umani in quel Paese, ho scritto l’articolo per dare onore alla Chiesa cattolica che ha sempre difeso gli oppressi nel mondo. Tutti gli attori che possono mettere fine a questo regime autoritario del parti comunista cinese devono farlo».

Lo scontro con il Vaticano

Il riferimento è a un editoriale sulla rivista religiosa First Things firmato da Pompeo a metà settembre in cui il segretario di stato americano tacciava il Vaticano – che in quel momento si apprestava a rinnovare gli accordi con la Cina – di tacere sull’abuso dei diritti umani in Cina e di non fare abbastanza per difendere i diritti dei fedeli nel Paese. È questo il succo del suo discorso oggi al convegno avvenuto in mattinata.

I rappresentanti del Vaticano – Richard Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati Uniti e il Cardinale Parolin – non hanno gradito. Oltre a confermare che Bergoglio non incontrerà Pompeo perché l’amministrazione Trump “strumentalizza” il Papa, Gallagher si è lamentato della mancanza di un vero dialogo fra le parti. «Normalmente quando si preparano le visite a così alti livelli di ufficialità si negozia l’agenda in privato e confidenzialmente», ha dichiarato.

Il Cardinale invece si è detto sorpeso dall’uscita di Pompeo su rapporto tra il Vaticano e la Cina, aggiungendo che il Vaticano porterà avanti la linea distensiva con la Cina. «Noi siamo per la politica dei piccoli passi e crediamo che ogni risuotato anche se non è eclatnate, anche se non è vistoso, anche se magari all’inizio sembra non dare grandi risultati, però è un passo in avanti […] verso l’affermazione anche di una maggiore libertà religosa». Avrà modo di approfondirlo direttamente con Pence durante il loro incontro in Vaticano domani.

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