La pandemia premia i miliardari: super ricchi sempre più ricchi. L’economista Brancaccio: «La crisi del 2008 è stata una passeggiata»

Grazie alla speculazione finanziaria il patrimonio dei paperoni del pianeta è aumentato di un quarto. Ed è «una conseguenza tipica delle grandi crisi», spiega a Open l’economista Emiliano Brancaccio

Una maggiore propensione al rischio, l’acquisto di azioni durante i mesi più difficili della pandemia e la loro rivendita al rialzo. È questa la formula che ha permesso alle persone più ricche al mondo di aumentare il loro patrimonio, proprio mentre milioni di persone perdevano il lavoro. A rivelarlo è l’ultimo rapporto di banca Ubs. La turbolenza dei mercati, spiega il report, ha permesso al gruppo dei paperoni mondiali di aumentare di un quarto il loro già ingente patrimonio. In totale le loro ricchezze sono salite di 10.200 miliardi di dollari, circa 8.677 miliardi di euro, con un aumento del 27,5% tra aprile e luglio 2020.


La pandemia da Coronavirus ha visto un aumento non solo nei depositi dei miliardari ma anche. E’ aumentato anche il numero dei ricchi che sono passati dai 2.158 del 2017 ai 2.189 del 2020. «La centralizzazione del capitale in sempre meno mani è una tendenza che risulta sempre più forte», commenta a Open Emiliano Brancaccio. Una polarizzazione sociale che l’economista affronta anche nel suo ultimo libro Non sarà un pranzo di gala. Crisi, catastrofe, rivoluzione (Meltemi edizioni), in uscita il prossimo dicembre.  

Il miliardario Jeff Bezos, già l’uomo più ricco del pianeta prima dello scoppio della pandemia, ha aumentato di 74 miliardi il suo patrimonio. Durante i mesi di lockdown sempre più persone si sono rivolte ad Amazon per gli acquisti facendo fare un’impennata alle azioni della società americana. «Come evidenzia Ubs – dice Brancaccio – a scalare le classifiche dei miliardari sono i produttori di alta tecnologia a cui si affiancano anche i quelli di servizi sanitari». Una scalata che però l’economista non ritiene edificante: «Il rapporto ne parla in chiave ottimistica. Sottintende che la produzione di tecnologia e sanità legittimi il loro sproporzionato arricchimento».

È la propensione al rischio data la grande disponibilità di capitale a favorire un incremento dei patrimoni dei big dell’high tech. Ma c’è un altro elemento del rapporto Ubs, poco evidenziato, che secondo Brancaccio risulta fondamentale per l’aumento delle disuguaglianze: «Quello dell’accumulo di capitale immobiliare, una forma di arricchimento molto più tradizionale, che mostra come i nuovi ricchi somiglino più di quanto si voglia ammettere agli antichi rentier che prosperavano sulla proprietà fondiaria».

Una tendenza che poteva essere anticipata e che ritorna in tutte le grandi crisi economiche con conseguenze di polarizzazione sociale, oltre che tra le classi, anche e soprattutto tra le Nazioni. «Abbiamo spesso rilevato – aggiunge Brancaccio – che la tendenza a un accentramento delle ricchezze si accentua nel corso del tempo e tende a radicalizzarsi a cavallo delle crisi economiche». Nel 2008 c’è stata un’intensificazione di questo processo ed è ragionevole pensare «che a cavallo di questa pandemia e delle sue conseguenze accadrà lo stesso».

A giugno la Banca Mondiale ha evidenziato che la pandemia ha esacerbato la disuguaglianza e spingerà quest’anno tra i 71 e i 100 milioni di persone nella povertà estrema: «C’è un’incapacità per i Paesi più poveri di far fronte all’indebitamento verso l’estero. È una delle tipiche conseguenze delle crisi». Ma questa crisi non ha eguali secondo Brancaccio: «Siamo di fronte alla più precipitosa caduta nella storia del capitalismo. Un tracollo a questa velocità nel giro di pochi mesi non si era mai visto».

Le dimensioni surclassano la crisi che si è avuta nel 2008, e gli unici termini di paragone disponibili «sono la Grande Depressione degli anni ’30 e le cadute che si verificarono durante le due guerre mondiali». E se nella crisi i ricchi diventano sempre più ricchi, quella che si verificò nel 2008 «fu una passeggiata rispetto a quello che sta accadendo ora». Assisteremo – conclude – «a una centralizzazione dei capitali, polarizzazione sociale e divergenza tra Nazioni ancora più forti di prima».

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