«A.A.A. insegnanti cercasi»: l’annuncio di lavoro del preside su Facebook. «”L’organico Covid” ha bisogno di docenti» – L’intervista

Il dirigente Vincenzo Caico del Liceo Buonarroti di Gorizia è ricorso al social network nel tentativo di reclutare docenti per le classi sdoppiate, causa norme anti-Covid. Informatica, matematica e italiano le materie più scoperte

«Laureati in informatica che hanno voglia di lavorare contattatemi!». Non è l’appello di un datore di lavoro in cerca di impiegati per la sua azienda, né tantomeno uno di quegli annunci nelle ultime pagine dei quotidiani. A scrivere è un dirigente scolastico che su Facebook ha deciso di provare a risolvere il problema della mancanza di insegnanti supplenti. «Contattatemi su Messenger», scrive il preside Vincenzo Caico, nella speranza di trovare, sulla piattaforma social, i candidati disponibili a comporre l’organico Covid, cioè quelli necessari per lo sdoppiamento degli orari, della sua scuola, il Liceo Buonarroti di Monfalcone, in provincia di Gorizia.


Una scelta singolare che ha suscitato opinioni non poco contrastanti tra gli utenti. Nei commenti agli annunci di lavoro pubblicati dal preside Caico, c’è chi di fatto sostiene e comprende l’appello del dirigente scolastico, facendosi da portavoce a possibili candidati adatti. Tra le reazioni positive anche chi si candida per la propria classe di competenza, «se ti serve Diritto ed economia io ci sono», scrive uno, «Eh no mi sono prenotata prima io» risponde un’altra.

Nella conversazione però c’è anche chi non approva. «Ecco, questa è la parte dell’autonomia scolastica inconcepibile» scrive una utente in un commento. Ma la risposta secca del preside Caico non tarda ad arrivare: «L’alternativa è lasciare le classi senza insegnanti. Di inconcepibile ci sono solo queste prese di posizione ideologiche», conclude. Mentre le candidature continuano ad arrivare, il dirigente scolastico sembra non avere cambiato idea e ad Open spiega meglio le motivazioni della sua scelta.

Preside, come mai questi annunci?

«Per semplice esigenza. Come tutte le scuole che ne avevano bisogno, anche noi abbiamo fatto richiesta al governo, prima del rientro nelle aule, di un budget che ci potesse consentire l’assunzione del cosiddetto organico Covid. Insegnanti nuovi che avrebbero permesso lo sdoppiamento delle classi nel completo rispetto delle norme antivirus. Bene, il budget lo abbiamo ricevuto ma il problema è reperire gli insegnanti».

Le cause?

«Da un lato le graduatorie relative a certi insegnamenti e in certe zone di Italia sono vuote. Le nomine dalle graduatorie provinciali e quelle d’istituto sono state prioritarie rispetto a quelle dell’organico Covid, e spesso le persone candidate erano le stesse. La regolamentazione di quest’anno poi ha posto una limitazione per le supplenze: se un docente è in graduatoria in una provincia non può essere chiamato a lavorare in un’altra».

La pandemia ha influito?

«Ha influito certamente rispetto al timore di spostarsi. I docenti che in altri periodi avrebbero accettato un incarico anche lontano da casa ora, con il rischio di lockdown o mini lockdown e di contagi, preferiscono rifiutare. Lo scorso anno ci sono stati diversi casi di docenti del Sud rimasti bloccati nella nostra Regione a causa del blocco totale».

E quindi l’idea di Facebook.

«Certo e non vedo quale sia il problema. La priorità è di fornire ai ragazzi degli insegnanti e in questo caso credo sia più che legittimo chiedere anche ad amici e parenti di buoni neolaureati con la voglia di fare le prime esperienze nella scuola. Tra i miei contatti ho molte persone che fanno parte del mondo della scuola. Facebook è uno strumento per poter arrivare in maniera pratica a chi poteva darmi una mano».

Ha funzionato?

«Certo. Sono arrivate segnalazioni di ex studenti, appena laureati magari o segnalati da docenti che erano a conoscenza del loro ottimo percorso di studi post liceo. Siamo riusciti a recuperare la decina di insegnanti mancanti, tranne che per il posto da docente di inglese che è ancora vacante. Speriamo di nominarlo presto».

Per quanti docenti e per quali materie si è verificata l’esigenza?

«Il ministero ci ha dato una cifra che equivale a un numero di ore complessive settimanali. Abbiamo avuto 108 ore da suddividere nelle materie che ritenevamo più urgenti. Soprattutto informatica e matematica. Le classi interessate sono quelle più numerose (fino a 30 ragazzi) che devono essere necessariamente sdoppiate, andando incontro alle misure anti-Covid giustamente indicateci.

Di queste 108 ore abbiamo nominato 10 docenti, ognuno con numero di ore differente. Il loro ruolo è quello di affiancare i docenti ordinari e di poter permettere la divisione delle classi senza grossi danni dal punto di vista didattico. L’organico Covid non è stato assegnato a uno o a un altro gruppo in maniera esclusiva, ma si coordineranno con i docenti di ruolo che potranno così continuare l’insegnamento in entrambe le parti della classe suddivisa. Le famiglie e i ragazzi non avrebbero gradito l’idea di perdere definitivamente i loro insegnanti».

Come sta andando?

«Direi bene. I nuovi insegnanti reclutati sono tutti molto giovani, dai 25 ai 30 anni, è una bella ventata di aria fresca. Pochi li abbiamo trovati dalle graduatorie, come nel caso di Storia e Filosofia. La difficoltà maggiore invece è stata per matematica, informatica e italiano. Lì abbiamo dovuto provare a chiamare dalle cosiddette Mad, le lettere di messa a disposizione inviate dai docenti non hanno ancora titoli per entrare in graduatoria. Qualcuno lo abbiam trovato. Per i casi più difficili son dovuto ricorrere alle segnalazioni di Facebook».

ISTITUTO BUONARROTI | Il dirigente scolastico Vincenzo Caico

Tornando all’annuncio di lavoro su Facebook, i commenti non sono stati tutti favorevoli. C’è chi sostiene che azioni del genere siano controproducenti per il sistema scolastico.

«Credo che siano polemiche principalmente di carattere politico o di interesse personale. L’assenza di docenti nelle classi per me è l’urgenza prioritaria da risolvere, in tutti i casi. Se vogliamo evidenziare un problema dovremmo forse riflettere sul funzionamento di un sistema molto più ampio».

Cioè?

«La responsabilità di un sistema fallace non è il mio annuncio di lavoro su Facebook, casomai una conseguenza. Dovremmo parlare della formazione dei docenti, la scuola non può diventare un ammortizzatore sociale rifugio di chi non è riuscito a fare di meglio nella vita. Fare l’insegnante è una missione. Ma tutto questo è collegato al fatto che la retribuzione dei docenti è assolutamente sproporzionata rispetto alla preparazione richiesta e al ruolo che devono ricoprire. Per rendere più appetibile la professione docente e per avere insegnanti davvero preparati è necessario pagarli meglio.

I laureati in materie tecnico-scientifiche in graduatoria magari ci sono, ma un lavoro nel proprio campo lo hanno già trovato. Con il loro titolo riescono a conquistare un lavoro più appagante e la risposta alla nostra chiamata ovviamente è un “no grazie”.

Un altro aspetto sono i concorsi, che puntualmente si fanno quando si arriva con l’acqua alla gola sul numero disponibile. Dunque se un dirigente arriva a mettere l’annuncio su Facebook non bisogna stupirsi».

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