L’immunologo Le Foche: «Domeremo la pandemia entro aprile». La mascherina? «Utile, ma va cambiata due volte al giorno»

Per il medico dell’Università La Sapienza è il corretto utilizzo della mascherina la chiave per uscire indenni da questa nuova fase epidemica. «Chi ha una vita attiva dovrebbe cambiarla due volte al giorno, se è sporca non serve a niente»

Con un incremento di casi giornalieri che si aggira intorno a quota 5.500 e il totale di posti in terapia intensiva che continua a crescere – sono 420 i pazienti ricoverati in gravi condizioni – l’Italia torna a vivere l’incubo del Coronavirus. Il presidente del Consiglio, attraverso un nuovo Dpcm, è tornato a implementare misure più restrittive per provare ad arginare i contagi. «È giustissimo mettere in campo tutto quello che è possibile – dice a riguardo il dottor Francesco Le Foche -. La sanità pubblica deve dare il massimo in questa fase e lo stesso devono fare i cittadini, consapevoli che i comportamenti individuali sono la terapia più efficace».


In un’intervista al Corriere della Sera, l’immunologo dell’Università La Sapienza sottolinea che «le mascherine stanno svolgendo un ruolo fondamentale – in questa fase -. Bloccano il virus o nella peggiore delle ipotesi ne riducono la trasmissione e questo fa sì che chi si infetta non riporta gravi danni». Lo strumento per la protezione di naso e bocca deve essere cambiato, «da chi ha una vita attiva», due volte al giorno. Le Foche si dice ottimista poiché la maggior parte degli infetti, oggi, presenta una sintomatologia blanda: «Ci sono le premesse per essere fiduciosi e aspettarsi che questa epidemia entro marzo-aprile sia finalmente domabile».

Benché il virus sia rimasto esattamente lo stesso della scorsa primavera, è la carica virale dei contagiati a essere inferiore. Il merito, sostiene il medico, sarebbe proprio dei dispositivi di protezione individuale. Le Foche non è preoccupato dal numero dei ricoveri, in aumento, piuttosto «le uniche difficoltà riguardano le persone positive che devono restare in reparto in quanto non hanno abitazioni sicure dove trascorrere l’isolamento. Servono in questa fase degli alloggi alternativi in modo da non ridurre la disponibilità dei posti letto che devono restare liberi. Le regioni si devono attrezzare».

E riguardo alla questione tamponi, con le denunce di lunghissime code ai drive-in, il medico de La Sapienza ritiene che sia un problema limitato solo ad alcune realtà territoriali. «Credo che la possibilità di richiedere il tampone rapido ai laboratori privati a un costo moderato allenterà la pressione sui drive-in», afferma. Tornando a una possibile uscita dalla fase emergenziale, Le Foche si dice speranzoso per la prossima primavera poiché «la battaglia verrà vinta dalla scienza che sarà pronta con vaccini e farmaci, quindi dobbiamo resistere altri 5-6 mesi attrezzando gli ospedali meglio di quanto sia stato fatto fino a oggi, considerando anche che il Covid si mischierà con l’influenza».

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