Se hai acquistato un biglietto aereo e non puoi partire perché sei in zona rossa, hai diritto al rimborso

Ma Ryanair prova a negare il rimborso in denaro proponendo, per i più fortunati, soltanto il voucher: e così sono già partiti i primi esposti

Con il nuovo Dpcm anti-Coronavirus è impossibile spostarsi dalle zone arancioni o rosse verso altre regioni se non per comprovati motivi di lavoro, salute o necessità. In tutti gli altri casi bisogna restare a casa. E chi ha già acquistato un volo e non ha un motivo valido per partire cosa può fare? Può chiedere rimborso alla compagnia aerea? La risposta è sì, senza dubbio. Ha diritto a un rimborso in denaro o, solo se lo richiede l’utente, a un voucher. «In caso di impossibilità sopravvenuta, la scelta tra il rimborso o il voucher spetta sempre al viaggiatore e non può mai essere imposta dalla compagnia aerea», spiega l’avvocato Stefano Gallotta dell’associazione dei consumatori Codici.


Ryanair ci nega il rimborso

Bisognerebbe spiegarlo bene alle compagnie aeree, come Ryanair, che tuttora nega questa possibilità. Noi di Open, prima del Dpcm del 3 novembre, abbiamo acquistato un biglietto, Milano-Catania, per il 30 novembre: non avendo alcun motivo valido per viaggiare da una zona rossa ad una arancione (dunque né lavoro né salute né necessità), abbiamo chiesto il rimborso tramite la chat di assistenza. Ryanair, però, ci ha negato questa possibilità. «Basta con questi comportamenti negligenti», tuona il legale Stefano Gallotta.

OPEN | Disponibilità ad emettere solo voucher

«Emettiamo voucher, non abbiamo ancora informazioni se andranno cambiati in rimborsi monetari. Lo vuole o no?», ci scrivono dalla chat di assistenza Ryanair. «Il voucher è un tipo di rimborso, procedo con la richiesta?», aggiungono. E c’è di più: come ci conferma l’avvocato Gallotta, nella chat di assistenza della stessa compagnia aerea compare anche questo messaggio: «Se ci sta contattando in merito a una sua futura prenotazione e il suo volo programmato è confermato, nonostante le restrizioni imposte dal governo, sfortunatamente in questo caso non le spetta il rimborso». «In un primo momento hanno persino negato il rimborso agli utenti, ora propongono solo il voucher. Ma non è possibile che a piangersi le conseguenze di queste limitazioni siano i cittadini», ci spiega il legale.

OPEN | Ecco il messaggio incriminato

«Revocare la licenza»

Per Federconsumatori, che denuncia lo stesso fatto, «Ryanair si ritiene superiore alle regole»: per questo ha già inviato una segnalazione a Enac e Antitrust chiedendo di «bloccare la condotta in questione e, se necessario, revocare la licenza operativa per gli aeroporti italiani». Per l’avvocato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, invece, «servono pesanti sanzioni». È bene ricordare, però, che fino al 30 settembre le compagnie aeree potevano imporre il buono al posto del rimborso per effetto del decreto Cura Italia (che ha fatto infuriare persino Bruxelles), nel caso di voli cancellati per Covid. Oggi non è più così: va riconosciuto il rimborso in denaro.

Enac: «Rimborsate i passeggeri»

A pensarla allo stesso modo è anche l’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac) che ha inviato una lettera alle compagnie aeree ribadendo che in Italia vige l’obbligo di «rimborsare i passeggeri con voli programmati sugli aeroporti situati nelle zone rosse e arancioni e che, per motivi indipendenti dalla loro volontà, non possono usufruire del volo». Non è dovuta, invece, la compensazione pecuniaria trattandosi di una causa «di cui il vettore non è ritenuto responsabile». Alitalia, invece, in una sezione ad hoc, spiega che, per impossibilità sopravvenuta «a utilizzare il biglietto per causa di forza maggiore determinata da disposizioni normative o altri atti del governo centrale o regionale» che impongono restrizioni alla mobilità è pronta a rimborsare il biglietto acquistato o a emettere un voucher. La scelta è, come è giusto che sia, del viaggiatore.

Foto in copertina di repertorio: ANSA/Domenico Trovato

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