Usa 2020, dal riconteggio dei voti in Florida alla lotta all’Ebola: chi è Ronald Klain, il nuovo capo dello staff della Casa Bianca

Prima consigliere di Al Gore, e poi di Hillary Clinton, l’ex avvocato – assistente di lunga data del presidente eletto – ha una lunga carriera alle spalle nei circoli di Capitol Hill

La sua nomina alla guida della West Wing, l’ala della White House riservata ai membri dello staff del presidente, non ha riservato nessuna sorpresa. Ieri, Biden ha annunciato che Ronald Klain sarà il capo dello staff della Casa Bianca. Klain, ex avvocato, ha lavorato per molti anni a fianco del democratico e tra i circoli di Washington è considerato tra gli uomini più esperti e fidati di Capitol Hill. Sarà dunque lui a occupare uno dei ruoli più importanti della nuova amministrazione. Tra i compiti del capo dello staff della Casa Bianca, ci sono, infatti, scegliere il personale, monitorare l’agenda del presidente e coordinare la relazione con alcuni dei consigli e gabinetti più importanti dell’amministrazione: dall’economia alla sicurezza nazionale.


I primi anni con Biden e la vicepresidenza di Al Gore

La scelta del 59enne, che iniziò a lavorare per Biden già negli anni ’80, quando all’epoca era un senatore del Delaware e Klain aveva appena terminato la facoltà di legge di Harvard, segnala secondo gli analisti che Biden è intenzionato a circondarsi di un gruppo fidato di insiders del mondo di Washington e della sua politica. Oltre ad aver occupato il ruolo di capo dello staff di Biden quando era vicepresidente, lavorò per la sua campagna elettorale presidenziale sia nel 1988 che nel 2008. Negli anni ’90 servì invece l’ex vicepresidente Al Gore durante la presidenza Clinton. Dell’ex candidato alla presidenza supervisionò anche gli sforzi legali per il riconteggio in Florida nel 2000 e il suo personaggio fu interpretata da Kevin Spacey nel film dell’HBO Recount.

Il caso Clarence Thomas

La collaborazione tra Klain e Biden venne però macchiata nel 1991 da uno dei momenti più contestati della carriera del presidente eletto. Durante il processo di conferma di Clarence Thomas come giudice della Corte suprema, durante la presidenza di George W. Bush, Biden, all’epoca a capo della commissione giustizia del Senato, non diede seguito, da una parte, alle accuse di molestie sessuali arrivate a Thomas da una sua ex collega, Anita Hill. Dall’altra, secondo i repubblicani, fu troppo duro verso Thomas. La sua audizione di conferma fu trasmessa in diretta televisiva aprendo un dibattito su presunte posizioni razziste di Biden e dello stesso Klain che all’epoca era il massimo consigliere legale del senatore.

Venti anni dopo, nonostante il legame di lunga data con Biden, la sua decisione di aiutare la campagna elettorale di Hillary Clinton nel 2016 quando Biden non aveva ancora deciso se correre o meno creò dei dissensi tra i due. Secondo Politico fu un pranzo organizzato dall’allora consigliere di Biden, Steve Ricchetti, a ricucire lo strappo. Ad agosto 2019, poco dopo il lancio della campagna presidenziale di Biden, Klain si congedò dalla sua azienda di consulenza per lavorare, a titolo gratuito, come suo consigliere.

Dall’ebola al Coronavirus

La scelta di Klain è stata profondamente influenzata anche dalla pandemia di Coronavirus. Durante l’amministrazione Obama il legale ebbe infatti un ruolo chiave nella gestione dell’emergenza Ebola in Africa e della conseguente risposta americana. Tanto che il suo soprannome divenne “Zar dell’Ebola”. A febbraio, prima che il virus si diffondesse su tutto il territorio statunitense, Klain testimoniò davanti alla Camera sostenendo che il blocco dei viaggi da e per la Cina fosse solo un “cerotto” da parte dell’amministrazione Trump e che non avrebbe tenuto sotto il controllo la circolazione del virus nel Paese. Più tardi, a metà marzo, Klain apparì anche in un video della campagna di Biden dove affrontava la necessità di implementare test di massa nazionali, tracciamento dei contatti e un sistema di distribuzione dei vaccini.

«La sua profonda e variegata esperienza e la sua capacità di lavorare con gli altri nell’ambito di tutto lo spettro politico è precisamente quello di cui ho bisogno nel capo dello staff della Casa Bianca», ha detto Biden. Facendo intendere, tra le altre cose, che Klain sembra essere una scelta ben vista anche dall’ala più progressista del partito democratico che, passata la turbolenza post elettorale, appare sempre più diviso.

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