Scuole aperte a dicembre? Galli frena: «Riaprire per una settimana è uno smacco: i trasporti sono ancora pericolosi»

«Trasporti pieni e assembramenti davanti agli ingressi hanno inevitabilmente un ruolo nel contagio», ribadisce il primario del Sacco

Riaprire le scuole il 9 dicembre a poco più di 2 settimane dal Natale nel mezzo della seconda ondata di Coronavirus? Sarebbe un «boomerang», a detta il professor Massimo Galli, primario del reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, anche al netto del fatto che «dopo il grande lockdown dei mesi scorsi – sottolinea – abbiamo clamorosamente toppato il contenimento dell’infezione». 


Proprio a causa di queste falle che ci son state nel contenimento, così come nel tracciamento dei contagi, il professor Galli pur non mettendo in discussione l’operato dei lavoratori della scuola, insegnanti e personale scolastico, in un’intervista a La Stampa sottolinea come «ora non possiamo certo dire che ci siano garanzie sufficienti» per il ritorno sui banchi, anche perché «riaprire troppo presto per richiudere sarebbe uno smacco ancora peggiore», perché per una o due settimane di attività potrebbe portar con sé nuovi contagi. 

Malgrado le parole del professor Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore della Sanità, che ha ribadito che la scuola contribuisce «in maniera assolutamente marginale alla curva di trasmissione di SarsCov2», il primario del Sacco resta profondamente «scettico» sulle riaperture. Perché oltre alle caratteristiche che favoriscono i contagi all’interno degli edifici scolastici, bisognerebbe «parlare di tutto quello che c’è prima e dopo la scuola». E Galli mette in luce due dei punti deboli del processo di riapertura delle scuole: «Trasporti pieni e assembramenti davanti agli ingressi hanno inevitabilmente un ruolo nel contagio».

Il presidente dell’Associazione presidi: «Prima bisogna aumentare trasporti e tracciamento. E mancano ancora i docenti»

Già, perché il nodo trasporti sembra non essere stato sciolto in questi mesi, così come evidenziato anche da Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione dei presidi, che ribadisce: «Servono più mezzi e più autisti e integrare sistema pubblico con i privati». Per riaprire le scuole per la didattica, aggiunge Giannelli a La Stampa, andrebbero anche accorciati i tempi del tracciamento del contagio, così come andrebbero riempiti i vuoti che sussistono nel personale docente: «in alcune scuole manca ancora il 30% degli insegnanti». 

E se intorno al governo si è creato un maggiore pressing per la riapertura delle scuole da parte del Movimento 5 Stelle (sulla scia di quello della ministra della Scuola, Lucia Azzolina), così come dal fronte di Italia Viva, il ministro della Salute, Roberto Speranza, si è detto possibilista, ma con le dovute cautele: «Faremo il possibile per riaprire le scuole a dicembre. Dobbiamo vedere il quadro epidemiologico, valutandolo giorno per giorno, ma le scuole sono e restano una priorità assoluta per il governo». 

Ma quel che resta, al momento, è una fotografia che sembra riportarci alla situazione già vista tra la fine di agosto e gli inizi di settembre, senza che – quasi – nulla sia cambiato o sia stato implementato al fine di permettere agli studenti di tornare a svolgere la didattica in presenza. E il sospetto – condiviso su La Stampa dal coordinatore nazionale della Rete degli studenti medi, Federico Allegretti – è che si voglia riaprire la scuola più per questioni “d’immagine” che per ragioni di sostanza. Negozi aperti per lo shopping natalizio e scuole chiuse? Un controsenso. Ma un controsenso che potrebbe costare caro. 

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