Vaccino obbligatorio per il Covid? Il costituzionalista Flick: «Serve una legge, non basta un decreto o un Dpcm»

di Valerio Berra

Giovanni Maria Flick è stato ministro della Giustizia e presidente della Corte Costituzionale. Con lui abbiamo provato a capire cosa potrebbe succedere in Italia una volta che il vaccino sarà pronto per essere distribuito

«Non sappiamo di cosa stiamo parlando. L’errore di AstraZeneca e le giuste e sagge parole del professor Crisanti ne sono una dimostrazione». Giovanni Maria Flick parte da questa premessa quando gli chiediamo di aiutarci a capire cosa succederà in Italia quando arriverà il vaccino per il Coronavirus e quando il Governo dovrà decidere se renderlo obbligatorio o meno. Magistrato, ex ministro della Giustizia ed ex presidente della Corte Costituzionale, Flick ha paura che questo tema possa diventare oggetto di una guerra ideologica: «La radicalizzazione che parte dai social e dal sistema di informazione, nella gran confusione di opinioni su questo come su altri temi della pandemia, rischia di presentare il vaccino come un Messia salvatore da accogliere subito a colpi di concorrenza o come un nemico alle porte da respingere per ragioni ideologiche o politiche».


La legge da cui partire per affrontare questo tema è l’articolo 32 della Costituzione italiana:


«La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana».

Un articolo che, spiega Flick, guarda soprattutto alla autodeterminazione e alla libertà. Bisogna leggerlo nel contesto storico in cui è stato scritto: «Uscivamo traumatizzati dagli esperimenti sui civili e sui prigionieri durante la guerra e dal processo di Norimberga ai medici. Ci si è concentrati su un tema: la salute come diritto fondamentale, un diritto che può arrivare anche a rifiutare la cura. Sullo stesso piano, però, ci sono anche il diritto fondamentale degli altri alla salute e l’interesse della collettività: nella tutela della possibilità di rifiutare le cure ci deve essere anche spazio per il tema della solidarietà».

L’obbligo
vaccinale in Italia, il passaggio da quattro a dieci vaccinazioni

Secondo i dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), la soglia di popolazione vaccinata necessaria per ottenere l’immunità di gregge varia da virus a virus. Per il morbillo è del 95%, per la poliomelite basta l’80%. Sopra queste quote si riesce a garantire l’arresto della circolazione di un agente patogeno. E’ quindi dalle normative sulle altre vaccinazioni che bisogna partire per inquadrare nel giusto contesto il dibattito sul vaccino anti Covid. «Fino al 1999 – ricorda Flick – avevamo quattro vaccinazioni obbligatorie per andare a scuola. La non vaccinazione comportava sanzioni pecuniarie e il rifiuto dell’iscrizione scolastica. In questo anno si è attenuata la disciplina in materia perché a livello sanitario erano stati raggiunti determinati traguardi soddisfacenti».

La norma sui vaccini cambia nel 2017, quando i traguardi raggiunti negli anni prima cominciano a sfumare. Il ricorso alle vaccinazioni diminuisce, per diverse ragioni, dall’ignoranza al disinteresse, passando per paura e fake news sui rischi di conseguenze negative. In questo anno il Governo guidato da Paolo Gentiloni introduce un decreto legge che cambia il numero di vaccinazioni obbligatorie da quattro a dieci: «Vengono introdotte di nuovo sanzioni pecuniarie per chi decide di non vaccinare. Con questo decreto, poi convertito in legge, viene rafforzato l’obbligo vaccinale», ricorda il presidente Flick.

Le sentenze della Corte
Costituzionale, il diritto all’indennizzo e la raccomandazione

Sull’argomento si è pronunciata anche la Consulta. Esistono due sentenze della Corte Costituzionale sui vaccini: una del 2017 e una del 2018. E ognuna si concentra su un aspetto diverso di questo tema. Quella del 2017 riguarda l’indennizzo in caso di effetti collaterali: «La vaccinazione viene eseguita per un interesse sociale e collettivo. Il ristoro della persona che ha avuto conseguenze dal vaccino deve quindi essere fatto dallo Stato. Questo vale sia per le vaccinazioni obbligatorie sia per quelle raccomandate che quindi, sostanzialmente, vengono equiparate alle prime».

La seconda sentenza, quella del 2018, serve invece per dare il sigillo di costituzionalità al decreto legge introdotto dal Governo Gentiloni: «Qui viene detto anche che le competenze fondamentali sul tema delle vaccinazioni sono solo quelle dello Stato, non ci possono essere deleghe alle Regioni. Di fronte alla salute pubblica, per la pluralità di interessi in considerazione, la responsabilità di fondo deve essere unitaria e perciò dello Stato». I paletti fissati da queste sentenze, tutto sommato recenti, varranno anche per il prossimo vaccino.

Chi dovrà decidere sull’obbligatorietà dei vaccini?

Una volta pronti e immessi sul mercato, comincerà la grande operazione di distribuzione dei vaccini già annunciata dal Governo. Obbligatorietà o no, secondo Flick, sarà solo una l’istituzione che dovrà decidere le sorti del vaccino: «A mio avviso una decisione di questo genere deve essere attuata dal Governo ma sotto una legge ed il controllo del Parlamento come dice la Costituzione. Non con uno dei tanti Dpcm cui ci stiamo abituando con la pandemia».

Per tutti i motivi che sono stati elencati, scegliere se rendere o meno un vaccino obbligatorio è una decisione fondamentale, tanto da coinvolgere uno degli articoli più importanti della Costituzione. Non basterà quindi un nuovo Dpcm annunciato in diretta Facebook: «Il decreto legge con cui il Governo anticipa per necessità ed urgenza scelte e decisioni che il Parlamento deve confermare in tempo breve, non può diventare un veicolo per far passare di tutto. Non si può mettere in un angolo il Parlamento e interpellarlo genericamente e solo a cose fatte per un tema cosi importante».

Leggi anche: