Calabria, il primo nodo per il nuovo commissario su scuole e trasporti. Il sindacalista: «Manca un piano, non siamo pronti per riaprire a gennaio»

di Angela Gennaro

Il rientro in aula delle medie con il passaggio alla zona arancione non incide più di tanto sui trasporti. Ma i problemi strutturali rischiano di farsi sentire di nuovo con la riapertura di gennaio

Sono arrivati. Da un lato il neo commissario alla Sanità Guido Longo, dall’altro Gino Strada con la sua Emergency: approdati in Calabria per dare risposte alla gestione dell’emergenza Coronavirus. Una gestione che in questa regione ha visto recentemente evoluzioni di cronaca ai limiti del surreale. Nel frattempo sono tornati in classe, con il passaggio dalla zona rossa a quella arancione e con la ripartenza della didattica in presenza, tra 2-300 mila tra studenti e studentesse. Una ripartenza scaglionata per province: Crotone, per esempio, ripartirà il prossimo 5 dicembre, spiega Mimmo Denaro, segretario generale della Flc Cgil Calabria.


«Abbiamo fatto diversi tavoli regionali ma non è che abbiamo ricevuto chissà quali risposte», dice Denaro. La scuola in Calabria «di per sé non incide e non ha inciso sui focolai. Ma si avverte la mancanza di provvedimenti necessari e strutturali. A settembre ci si metteva le mani nei capelli a vedere i ragazzi scendere tutti con la mascherina ma ammassati dai pullman. Da fine maggio invitiamo la regione a rimodulare orari e logistica della scuola».

«Quando in Calabria è venuta la ministra Lucia Azzolina, ci avevano detto dalla Regione (alla presenza della ministra) che c’erano 20 milioni di euro messi a disposizione dei trasporti. Non si capisce che fine abbiano fatto. Le scuole, dal canto loro, hanno provato a riorganizzarsi e ci stavano anche riuscendo. Ma ci sono problemi di organici, di edilizia, di trasporti che ci portiamo dietro da decenni».

I trasporti e la scuola

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Da quando è cominciata l’emergenza, «non hanno subito alcun adeguamento né i trasporti né i presidi sanitari che sarebbero stati necessari per un riavvio regolare dell’anno scolastico», aggiunge Denaro: «Siamo molto indietro». Il passaggio da zona rossa ad arancione per la scuola significa un impatto limitato per i trasporti, comunque, con il ritorno in classe delle seconde e terze medie. Per loro sembrano bastare gli scuolabus, pagati dalle amministrazioni comunali, insieme probabilmente al trasporto privato. E per il resto?

«Come in tutta Italia, la capienza dei trasporti pubblici è a un massimo del 50%», aggiunge Nino Costantino, segretario generale della Filt-Cgil Calabria. «Fino a quando la Calabria è stata zona rossa, il riempimento non arrivava neanche al 50% ma toccava quota 3035%. Con oggi è cambiato poco, non arriveremo al 40%. Perché il grosso del trasporto pubblico in Calabria riguarda studenti e studentesse di superiori e università», dice Costantino.

«Al momento le scuole che hanno aperto non hanno un impatto», confermano per esempio a Open dal Consorzio Autolinee Cosenza. «Stiamo camminando con le macchine vuote: 40 turni al mattino e 35 nel pomeriggio. Abbiamo 10 autobus autosnodati che hanno una capienza potenziale di 120 persone: il 50% di oggi è quindi di 60. Un parco macchine che in questo momento e con questi numeri aiuta a evitare qualsiasi assembramento».

A Cosenza c’è l’università, quindi il tpl nelle fasce mattutine riguardava soprattutto chi frequenta gli atenei. Per Reggio è lo stesso, racconta ancora Costantino. «Nel periodo in cui la Calabria è stata zona rossa siamo arrivati a capienze del 25%». Numeri che, «va ricordato, si ripercuotono sulle aziende con i mancati introiti della bigliettazione». Eppure, lamenta il sindacalista, «con la giunta abbiamo avuto a fatica incontri».

La sfida di gennaio

La Calabria, prosegue Costantino, «è una regione che non ha una regolamentazione costruita sul futuro». Un problema che non riguarda l’oggi, ma «strutturale». «Chiediamo da tempo che i trasporti vengano affidati a un’azienda unica, mentre oggi la situazione è frammentata tra tante realtà pubbliche e locali». Dal governo nazionale «sono stati stanziati fondi, le aziende hanno potuto usare la cassa integrazione Covid. Non voglio essere critico a ogni costo, ma si è faticato a ragionare nei mesi tra le due ondate di contagi. E non c’è un’idea sulla prospettiva e come affrontae periodo medio e lungo».

La preoccupazione non è per oggi. Ma per quando, il prossimo 7 gennaio, riprenderanno (almeno in teoria) tutte le scuole di ogni ordine e grado. In Piemonte per esempio (al centro delle critiche per la decisione del governatore Alberto Cirio di mantenere da didattica a distanza nonostante anche il Piemonte sia passato in zona arancione) è stato presentato in queste ore il piano trasporti all’Ufficio scolastico regionale. Confermato il carico dei mezzi al 50%: tra le altre ipotesi sul tavolo il doppio turno di lezioni, la differenziazione delle fermate per evitare gli assembramenti e la creazione di ‘gruppi bus’ stabili, cioè di gruppi di circa 35 studenti che usano il trasporto pubblico con origine e destinazione analoghi e stabili nel tempo.

E la Calabria? «Non sappiamo qual è il piano della regione per affrontare quella situazione. Se si riapre nel modo tradizionale, i trasporti non bastano. Come non basta il personale. Abbiamo proposto, e lo rifaremo, l’impiego di pullman turistici», conclude Nino Costantino dalla Cgil. Perché sembra una strada così inapplicabile? «Perché le regioni dovrebbero fare degli accordi e spendere dei soldi».

In copertina ANSA/QDS

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