Greta Thunberg compie 18 anni: «Sfrutto la fama per il bene del pianeta». E sul Covid: «Ci ha insegnato che dipendiamo dalla scienza»

di Redazione

«Non diamo ancora abbastanza ascolto agli scienziati che si occupano di clima e biodiversità: questo deve cambiare». La speranza dell’attivista è che il 2021 «possa essere l’anno del risveglio e dei reali cambiamenti nellotta senza fine per il pianeta»

«La mia fama non durerà per sempre, per questo sto cercando di usare l’attenzione che ricevo dai media per ottenere tutto quello che è possibile nel più breve tempo possibile». A parlare in occasione del suo 18esimo compleanno è l’attivista svedese Greta Thunberg, il volto più noto nella lotta ai cambiamenti climatici. Già, perché la giovane studentessa che soli tre anni fa scioperava in solitaria dinanzi al Parlamento svedese raccogliendo progressivamente intorno a sé migliaia di attivisti e attiviste a livello mondiale è ora maggiorenne, ma lo spirito è rimasto lo stesso. E anche gli obiettivi. 


Certo, la pandemia da Coronavirus ha messo un freno alle proteste globali per il clima, ma ha anche «messo in luce un problema più generale, ossia che dipendiamo dalla scienza e non possiamo vivere senza», e dunque ha anche avuto un «impatto sulla fiducia delle persone negli scienziati». Però, prosegue Thunberg in un’intervista al Sunday Times, «non possiamo ascoltare soltanto un certo tipo di scienziati; per esempio non diamo abbastanza ascolto agli scienziati che si occupano del clima e della biodiversità: questo deve cambiare». La speranza, del resto, è che il 2021 «possa essere l’anno del risveglio e dei reali cambiamenti, continuando la lotta senza fine per il pianeta», così come scritto da Thunberg in occasione dell’anno nuovo sul suo account Twitter.

Ma anche nel proprio piccolo e con i propri comportamenti è possibile impattare sul pianeta, ed è per questo che a Greta Thunberg non interessano le celebrities che sì, prestano il fianco alla causa ambientalista, ma al contempo assumono comportamenti non propriamente virtuosi: «Non dico agli altri quello che dovrebbero fare, ma c’è il rischio che, quando ti batti per una causa e non metti in pratica ciò che dici, le tue parole non verranno prese seriamente», osserva. Del resto, prosegue nell’intervista, «sarebbe bello se le promesse fossero effettivamente mantenute, ma non possiamo avere vaghi obiettivi per un lontano futuro, dobbiamo agire adesso», tuona Thunberg contestando anche la mancanza di risolutezza della comunità internazionale in materia di riduzione di emissioni nocive, fissata come obiettivo entro il 2060. 

Sempre sul fronte internazionale, ma in questo caso politico, Greta Thunberg ha espresso alcune perplessità sul piano di Boris Johnson per la green revolution post-Brexit: «Meglio di niente – ha commentato – ma è stato giustamente criticato da numerosi esperti perché non è abbastanza». E, volgendo lo sguardo oltreoceano, l’attivista non può che dirsi che «contenta» circa l’esito delle ultime elezioni negli Stati Uniti. Greta non aveva certo nascosto la propria preferenza per il presidente-eletto Joe Biden, che ha promesso di far rientrare gli Stati Uniti negli accordi di Parigi sul clima già dal primo giorno della sua presidenza. «Potrebbe essere un buon inizio di qualcosa di nuovo. Speriamo che sia così, facciamo di tutto affinché sia così», commenta Thunberg.

Nell’intervista non manca infine una breve parentesi personale, dove l’attivista dice di essersi sentita in colpa per le pressioni (incluse minacce di morte, ndr) a cui è stata sottoposta la sua famiglia dopo esser diventata il simbolo della lotta ambientalista. Perché sebbene Thunberg si sia progressivamente abituata a non dar peso a quanto veniva detto sul suo conto sui social, allo stesso tempo «quando certe cose hanno un impatto sulle persone intorno a te, allora diventa qualcos’altro». Ma oggi, si spera, ci sarà solo spazio per gli auguri, e per l’attenzione sulla questione ambientale.

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