Coronavirus, Israele verso il lockdown totale. In Cina trovati 51 casi: tamponi di massa, inviati 1.000 medici

Intanto gli ospedali di Londra rischiano il collasso: «Entro 10 giorni servono 5mila posti letti». Tokyo, invece, dichiara lo stato d’emergenza: quasi 2mila nuovi casi in 24 ore

ISRAELE

EPA/ATEF SAFADI

Da mezzanotte scatta il lockdown totale

Il rialzo dei casi di Coronavirus preoccupa Israele al punto che il governo ha deciso – dalle 24 di oggi (ora locale), 7 gennaio, al 21 gennaio – di imporre un lockdown totale. Una scelta difficile che si è resa necessaria alla luce degli ultimi dati. 7.820 contagi, in 24 ore, a fronte di un record di tamponi (127.140) e un tasso di positivi del 6,2 per cento. I vaccinati, con la prima dose, sono al momento 1.600.000.


Non bastano, dunque, tamponi e vaccini per tranquillizzare le autorità sanitarie. Per questo motivo da stanotte saranno chiuse tutte le attività produttive ritenute non essenziali, le scuole (tranne alcuni casi specifici), le attività commerciali non primarie, i luoghi di culto e quelli ricreativi. Vietato allontanarsi da casa oltre un chilometro se non per giustificati motivi (come andare a vaccinarsi); i trasporti saranno operativi al 50 per cento; disposto il divieto di assembramento oltre 5 persone al chiuso e 10 all’aperto. Potranno lasciare il Paese solo coloro che hanno comprato un biglietto aereo prima dell’entrata in vigore del lockdown totale.

CINA

EPA/LI KE CHINA OUT

51 casi a Shijiazhuang, inaspriti i controlli 

Torna la paura in Cina dove, a seguito di 51 casi registrati a Shijiazhuang (capoluogo della provincia settentrionale di Hebei), sono stati inaspriti i controlli con stazione bloccata, tamponi di massa e l’invio di 1.000 medici. Nella stazione cittadina, al momento, è vietato entrare o salire sui treni: i viaggiatori potranno richiedere i rimborsi dei biglietti. A preoccupare sono soprattutto i 51 casi confermati di infezione trasmessa a livello locale. Ci sono anche 69 nuovi asintomatici per un totale di 90 contagiati ricoverati negli ospedali.

Per l’emergenza sono stati stanziati 2,38 milioni di yuan (circa 368.900 dollari). Già arrivati 1.000 medici provenienti da altre città dello Hebei che aiuteranno i colleghi nelle attività di contenimento dell’epidemia a Shijiazhuang. Altri 2.000 operatori medici dovrebbero arrivare già oggi per accelerare la campagna di tamponi di massa.

REGNO UNITO

EPA/VICKIE FLORES| L’ingresso del Nightingale Hospital a Londra

Londra, più di 5mila posti letto mancanti entro il 19 gennaio

Il medico capo del servizio sanitario di Londra lancia un allarme preoccupante sulla situazione degli ospedali nella Capitale. Parlando insieme ai medici più anziani della città, il dottor Vin Diwakar ha riferito una condizione di pressione difficilissima delle strutture sanitarie, che a breve potrà portare a un vero e proprio collasso dei posti letto. «Entro il 19 gennaio potremmo avere un deficit compreso tra 1.932 e 5.422 posti», ha detto Diwakar, sottolineando come il sistema sanitario del Paese non riuscirà a reggere, ancora per molto, l’esplosione dei casi avvenuta nelle ultime settimane.

Nemmeno la riapertura dell’ospedale Nightingale di Londra riuscirà a far fronte alla domanda di assistenza. «Nello scenario “migliore”» ha spiegato Diwakar, «al 19 gennaio Londra avrebbe un deficit di 417 letti di terapia intensiva». Un dato calcolato sulla base della richiesta di ricoveri al 4 per cento dei primi di gennaio. «Ma la percentuale continua a salire, siamo arrivati al 4,8 per cento», ha fatto sapere ancora Diwakar. Nello scenario di crescita “media”, che si basa su un aumento giornaliero della domanda del 5 per cento, Londra avrebbe un deficit di 665 posti letto in area critica. «E nello scenario “peggiore”», ha aggiunto infine il dottor Diwakar, «con un aumento del 6 per cento, gli ospedali arriverebbero a quasi 1.000 posti mancanti».

GIAPPONE

EPA/FRANCK ROBICHON|Misurazione della temperatura a Tokyo

Stato d’emergenza ma le scuole rimarranno aperte

Dopo un numero record di casi di Covid in tutto il Giappone, Tokyo dichiarerà nella giornata di oggi, 7 gennaio, lo stato d’emergenza ufficiale. Sono 1.591 le nuove infezioni registrate in un giorno, mentre i casi a livello nazionale hanno raggiunto un massimo storico superando quota 6mila. Una terza ondata molto più grave, in termini di numeri, che ha portato gli esperti sanitari del Paese a invocare l’azione immediata del governo.

A rispondere alle pressioni è stato il primo ministro, Yoshihide Suga, che da venerdì 8 gennaio e fino al prossimo 7 febbraio prevederà ulteriori misure restrittive. A differenza di quanto successo in altri Paesi, le nuove norme non obbligheranno la chiusura delle scuole né lo stop a eventi sportivi. Intanto una delle misure annunciate è quella di un divieto di vendita di alcolici da parte dei 150mila bar e ristoranti a Tokyo e nelle tre prefetture confinanti di Kanagawa, Chiba e Saitama, a partire dalle 19. Mentre l’invito per la popolazione sarà quella di non uscire di casa dopo le 20, se non per motivi essenziali.

Foto in copertina di repertorio: AFP/HECTOR RETAMAL

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