Tensioni sulla scuola tra Azzolina e governatori del Pd: «Mandate i ragazzi al bar e non in classe?»

di Giada Ferraglioni

Zingaretti e Bonaccini dichiarano che si tratta solo di una questione di sicurezza, ma lo strappo innervosisce la ministra. Da domani riaprono le superiori in Toscana, Abruzzo e Valle d’Aosta

Toscana, Abruzzo e Valle d’Aosta. Sono solo queste 3 le Regioni che hanno accolto l’invito del governo a riaprire le classi delle scuole superiori a partire da domani, 11 gennaio. Sedici, invece, quelle che hanno optato per un ulteriore rinvio. Un boicottaggio di massa – giustificato con i numeri della pandemia da Covid-19 – che mostra come il Ministero dell’Istruzione, presieduto da un anno da Lucia Azzolina, stia perdendo in autorevolezza. Le Regioni non si fidano del modello «scuola sicura» da lei proposto e organizzato. Ma per Azzolina si tratta di un approccio incoerente: «Non mandano i giovani a scuola ma li asciano bere gli aperitivi al bar».


Anche Nicola Zingaretti, che oltre a essere presidente di Regione è il segretario di uno dei due maggiori partiti di governo (Pd), ha deciso di rimandare l’apertura al 18 gennaio nel Lazio. E così Stefano Bonaccini, importante esponente del Partito Democratico anche lui, che ha prorogato fino al 25 gennaio la Didattica a distanza (Dad) in Emilia-Romagna. Sulla scia dei presidenti leghisti Luca Zaia e Massimiliano Fedriga, aveva definito «surreale» il piano della ministra sul rientro a scuola in tempi così rapidi. Zingaretti e Bonaccini dichiarano che si tratta solo di una questione di sicurezza, ma lo strappo è simbolico e innervosisce la ministra del Movimento 5 Stelle.


Studenti e insegnanti domani in piazza

«Hanno potere di operare anche su altre restrizioni, ma hanno scelto la scuola», ha detto Azzolina in un’intervista al Corriere della Sera. «E lo hanno fatto prima ancora di vedere i dati sul monitoraggio delle fasce di rischio». Perché, si chiede la ministra, nelle zone gialle e arancioni è quasi tutto aperto tranne le scuole? Una domanda che si fanno anche molti studenti e insegnanti, che domani, 11 gennaio, scenderanno in piazza contro i ritardi. E anche contro Azzolina, che pare oramai incapace di trasmettere la sua linea.

Ma in realtà il nodo della scuola divide anche insegnanti, sindacati, presidi e alunni. C’è chi vorrebbe risolvere la questione a scuole aperte, non ritenendole cluster. E chi chiede a gran voce che venga anticipata la vaccinazione degli insegnanti per proteggerli da eventuali focolai. Su questo la ministra si affida al Cts, che pare voler confermare le tempistiche già stabilite. E nell’incertezza del contesto si consuma, come di consueto, il rimpallo Stato-Regioni.

Immagine di copertina: ANSA/POOL/ROBERTO MONALDO

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