Vaccini prima agli insegnanti, poi agli anziani: l’ipotesi per riaprire le scuole non convince il Cts. Che cerca la mediazione

di Cristin Cappelletti

La Cisl spinge per immunizzare subito il personale scolastico sopra i 55 anni. Ma i dubbi sulle dosi a disposizione restano, in attesa del via libera ad AstraZeneca

Potrebbe essere il via libera ad AstraZeneca la chiave per risolvere il nodo vaccini in Italia e la questione del ritorno della didattica in presenza. In particolare, negli ultimi giorni si è fatto avanti con insistenza il fronte di chi chiede che sia vaccinato prima il personale scolastico per favorire un più veloce ritorno in classe. «Chi deve decidere se vaccinare il personale della scuola, lo faccia senza indugi con una proposta seria e di Governo». È questa la richiesta della segretaria di Cisl Scuola, Maddalena Gissi. «Non possiamo perdere altro tempo: sono più di 300 mila i docenti che superano i 55 anni. Si parta subito con una seria programmazione. L’87% della platea di docenti si è reso disponibile. Se la scuola è importante, ora è arrivato il momento di dimostrarlo! #Vacciniamolascuola, facciamo tornare il sorriso ai ragazzi».


L’ordine di somministrazione

Come ricordato recentemente anche dal Commissario straordinario all’emergenza Coronavirus, Domenico Arcuri, il piano vaccinale preparato dal ministero della Salute prevede che vengano vaccinati prima gli operatori sanitari, il personale e gli ospiti delle Rsa, e poi gli over 80. Per un totale di circa 6,5 milioni di persone. Per immunizzarle tutte, tenendo conto della prima somministrazione e del successivo richiamo, servono 12,5 milioni di dosi, considerato che mezzo milione di italiani è già stato vaccinato in queste prime settimane.


Le dosi disponibili

Domenico Arcuri ha assicurato che le dosi Pfizer in consegna a gennaio sono 2.349.750, e altre 1.879.800 a febbraio. Con una velocità di 470 mila dosi a settimana, circa altre due milioni dovrebbero arrivare entro la fine di marzo. Ma, anche con l’1,3 milioni di dosi previste da Moderna nell’arco dei prossimi 3 mesi sarà difficile immunizzare tutte le persone che rientrano nelle prime fasce di rischio.

Il pressing per vaccinare i docenti

I sindacati però spingono. E la proposta è anche dal capo del Cts, Agostino Miozzo: «Il quesito sull’opportunità di immunizzare rapidamente gli insegnanti, per mettere in sicurezza la scuola, l’ho posto io». L’ipotesi di far passare avanti in blocco il personale scolastico, però, non convince il Cts nella sua interezza. Per Miozzo, è fondamentale mettere in sicurezza innanzitutto coloro che hanno più di 60 anni: «Visto il lavoro a rischio contagio che svolgono è giusto proteggerli».

«Se invece di discutere e di chiudersi nelle stanze dei bottoni – fa sapere in un comunicato la Cisl scuola – si cominciasse a ragionare con buon senso, forse si potrebbe far partire una campagna vaccinale in grado di intercettare chi a scuola c’è, valutando di avviare uno ricerca più mirata degli asintomatici tra gli studenti». Anche il direttore sanitario dell’ospedale Spallanzani di Roma, Francesco Vaia, preme perché si intervenga nell’ambiente scolastico: «Bisogna quanto prima vaccinare gli studenti delle superiori, tenendo conto che il vaccino Pfizer può essere inoculato dai 16 anni in su, il corpo docente e non docente. È un’azione strategica».

Il nodo su AstraZeneca

Come confermato da Arcuri, il governo ci sta pensando. Per ora, la mancata approvazione al vaccino di AstraZeneca non favorisce un cambio di strategia nelle somministrazioni. Almeno in termini di numeri. L’Italia, vista probabilmente la collaborazione con l’azienda Irbm con sede a Pomezia, ha puntato molto sul vaccino di Oxford e AstraZeneca. Se dovesse arrivare il via libera dall’Agenzia europea del farmaco e poi dell’Aifa allora, già entro marzo, il nostro paese dovrebbe poter disporre di 16 milioni di dosi ulteriori.

Nell’ipotesi che entro il primo trimestre, come previsto dal piano italiano, si sia vaccinata la fascia più a rischio, quella sopra gli 80 anni, poi in ordine toccherebbe alla popolazione dai 60 ai 79 anni. La soluzione, e via di mezzo, per evitare di lasciare scoperta una fascia vulnerabile, ma assicurare la copertura immediata ai docenti, sempre secondo il capo del Cts Miozzo sarebbe quella di dare la priorità ai professori sopra i 60 anni. Ma i dubbi su AstraZeneca rimangono, e senza chiarezza sulle disponibilità sarà difficile riorganizzare l’ordine della somministrazione.

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