A Milano vietato fumare per ridurre il Pm10 e tutelare la salute. Ma quanto inquinano le sigarette? E dove sono già vietate?

di Giada Ferraglioni

Milano inizia la sua battaglia al fumo di sigaretta nel nome dell’ecologia. Il fumo inquina, ma la norma è sufficiente a migliorare la qualità dell’aria della città più inquinata d’Italia?

A Milano la lotta per l’ambiente ha un nemico numero uno: la sigaretta. Nel comune più inquinato d’Italia è stato bandito il fumo nei luoghi pubblici non isolati. Vietato accendersi una sigaretta se ci sono altre persone nel raggio di 10 metri. Attenzione quindi alle fermate dei mezzi pubblici, nei parchi, nei cimiteri, nelle strutture sportive affollate come gli stadi (quando si potranno frequentare di nuovo). Una misura che, tra l’altro, è ancora nella sua versione “soft”: a partire dal 2025, infatti, il divieto sarà esteso a tutte le aree pubbliche all’aperto incondizionatamente. Il provvedimento è stato inserito in un documento di misure più ampie, chiamato “Regolamento per la qualità dell’aria”, approvato a dicembre 2020. Non tanto una questione di salute pubblica dunque, né tantomeno di lotta attiva alle dipendenze. Ma una chiara e dichiarata mossa ecologica.


Davanti a una restrizione così divisiva, non poteva che nascere una discussione polarizzante. Sui social si passa da chi gioisce – in genere non fumatori, ma non solo – a chi fatica a capirne l’utilità. Posto che basti un divieto – per di più limitato -, opinione comune è che a scoraggiare le persone dal fumare non sarà certo una sigaretta in meno fumata alla fermata del bus, non sarà una sigaretta in meno a migliorare l’aria di Milano (la storia insegna che il proibizionismo non ha vita facile). Ma aldilà delle opinioni di ognuno, i dati parlano chiaro: quanto inquina il fumo di sigaretta? E, soprattutto, basta una norma di “decoro urbano” per risolvere il problema?

La versione del Comune

Stando al Comune, l’obiettivo del provvedimento è duplice: da una parte ridurrà il Pm10 – cioè le particelle inquinanti nocive per i polmoni – e dall’altra tutelerà la salute dei cittadini, tanto dal fumo attivo quanto da quello passivo. Il riferimento all’ambiente si aggancia all’inventario INEMAR (INventario EMissioni ARia) della Regione, che inserisce il consumo di tabacco tra le principali fonti emissive di particolato atmosferico. Oltre a provocare un incremento di Pm10 nell’aria, il fumo di sigaretta contiene sostanze particolarmente nocive, tanto per la salute quanto per l’ambiente: nicotina, acido cianidrico, residui dei pesticidi impiegati per coltivare il tabacco, metalli pesanti.

Alcuni luoghi nei quali è in vigore il divieto (o lo sarà):

  • Finlandia: entro il 2040 il tabacco sarà vietato. Previste restrizioni anche per le sigarette elettroniche.
  • Lettonia: divieto di fumo dal 2006 nei luoghi pubblici, alle fermate di autobus, nei parchi e nelle strutture sportive. In alcune zone è vietato fumare sui balconi e con le finestre aperte.
  • Macedonia: dal 2010 è consentito fumare solo nelle case private, negli spazi aperti e nelle aree pubbliche dove non si svolgono competizioni sportive, eventi culturali e di intrattenimento, incontri ed altri eventi pubblici.
  • New York: nel 2011 ha vietato il fumo nei luoghi pubblici compresi parchi, spiagge, piscine e centri ricreativi.
  • California: nel 2019 è stato bandito il fumo, anche di sigarette elettroniche, nei parchi statali e sulle spiagge californiane. Prevista multa di € 25.
  • Parigi: Nel 2018 ha approvato un provvedimento per vietare il fumo in sei parchi pubblici. Nel maggio 2019 il divieto è stato esteso ad altri quarantasei parchi e giardini. La multa è di € 38.
  • Svezia: nel 2019 è stato vietato il fumo nei parco giochi, nelle stazioni ferroviarie e nelle aree esterne di ristoranti e bar.
  • Seul: nel 2011 è stato vietato il fumo nei luoghi pubblici all’aperto (parchi, fermate dell’autobus e aree scolastiche). Seoul ha poi designato cinquantasette vie in zone a grande frequentazione pedonale ad aree non fumatori con multe fino a $ 125 (USD).
  • Sydney: nel 2019 è stato vietato il fumo in tutti i luoghi pubblici compresi i parchi, i sentieri, le spiagge e i loro dintorni. Al divieto ha fatto seguito una campagna di sensibilizzazione durata tre mesi. Le multe sono entrate in vigore solo a fine campagna con multe fino a $ 125 (USD).

Divieti (parziali) attivi in Italia:

  • Giuseppe Sala passa ai Verdi e apre al M5s: «Le alleanze per Milano si fanno su Milano. Il Pd? Troppe correnti»
  • Alghero: divieto di fumo nei parchi pubblici, presenza di aree dedicate. Divieto di fumo in tutte le spiagge ricadenti nel territorio comunale, comprese quelle in concessione, negli specchi d’acqua fino ad una distanza di 20 metri dalla riva e in tutte le pinete di Alghero.
  • Trento e provincia: Divieto di fumo sotto le pensiline delle fermate dei mezzi del trasporto pubblico.
  • Firenze: Divieto di fumo nelle aree gioco destinate ai bambini (come già da tempo a Milano).

Sì, ma..

Non c’è dubbio, la sigaretta fa male, sia alla salute che all’ambiente. Alcuni studi internazionali lo hanno dimostrato: una ricerca pilota condotta in California aveva dimostrato come sotto le pensiline degli autobus il fumo di un’unica sigaretta aumentasse la concentrazione di particolato fine (Pm 2,5) di 16-35 volte in più rispetto ai valori prodotti dalle auto e dai camion che transitavano sulla strada. Ma a fare male non è solo il suo fumo: un problema enorme è rappresentato dai suoi rifiuti.

Secondo le stime dell’Onu, solo nel mar Mediterraneo i mozziconi di sigaretta costituiscono il 40% dei rifiuti. E non sono nemmeno facili da smaltire: il 90% dei filtri è prodotto con materiale plastico, l’acetato di cellulosa. Un tema talmente delicato che anche l’Unione europea sta provando a intervenire contro i colossi del tabacco: nel regolamento sulla plastica monouso è stata inserita una norma per costringere l’industria a finanziare la raccolta dei filtri, con l’obiettivo dichiarato di ridurre dell’80% i rifiuti delle sigarette entro il 2030.

Ma a fronte di tutte queste evidenze, a molti rimane il dubbio che concentrarsi sulla sigaretta non sia la strategia vincente. L’assessore regionale all’Ambiente e Clima, Raffaele Cattaneo, lo scorso anno aveva commentato proprio i dati dell’inventario delle emissioni in aria (INEMAR) dicendo che «il fumo di sigaretta incide sulle emissioni inquinanti per l’1,9%».

Tra le fonti di emissione principale, l’Inemar individuava gli impianti termici, altri tipi di impianti che fanno uso di biomassa, quali ad esempio i forni a legna, alcune tipologie di combustioni all’aperto, quali i fuochi d’artificio e le sigarette, e altre attività impattanti in termini di inquinamento di prossimità, quali i cantieri. «Forse – diceva Cattaneo – è importante concentrarsi sul 42% di emissioni che derivano dal riscaldamento civile, che sono meno immaginifiche rispetto ad altre che colpiscono la sensibilità dell’opinione pubblica, ma sono più efficaci dal punto di vista dell’inquinamento ambientale».

Anche Legambiente appare scettica sulla risolutività della norma. «Sicuramente il problema grosso dell’inquinamento è da altre parti», dicono, e il provvedimento di Milano appare utile principalmente «da un punto di vista civico e di salute». Il problema principale, dicono, è legato al versante dell’abbandono dei mozziconi, che contengono «sostanze pericolose che vengono disperse nell’ambiente». Su questo versante – e cioè quello dello smaltimento dei rifiuti – la norma non insiste. La battaglia ecologica, dunque, è tutt’altro che vinta.

Immagine di copertina: Egor Barmin su Unsplash

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Giada Ferraglioni