«Altro che vaccino, ci somministrano un microchip». La frase shock alla protesta dei ristoratori (che zittiscono il negazionista) – Il video

«Noi ci dissociamo dal suo discorso, dissentiamo dal suo pensiero e non siamo qui per parlare di vaccini», hanno replicato i ristoratori, riuniti oggi a Milano per dire no agli ultimi Dpcm che vietano le aperture serali dei locali

Fuori programma alla manifestazione #fatecilavorare, che si è tenuta oggi pomeriggio a Milano, fuori dal palazzo della Regione Lombardia, per dire no alla chiusura di bar, ristoranti e discoteche, così come previsto dagli ultimi Dpcm per contenere la pandemia del Coronavirus. A un certo punto ha preso parola Nino Filippo Moriggia, il quale avrebbe dovuto dare un parere legale a proposito della presunta incostituzionalità delle chiusure degli esercizi commerciali. L’avvocato, però, si è lasciato andare a dichiarazioni no-vax: «C’è chi fa la coda per farsi vaccinare. Non sanno, però, che non ti stanno somministrando un vaccino ma un dispositivo nano-tecnologico», ha detto. Parole forti che hanno fatto infuriare il portavoce del Comitato territoriale esercenti Paolo Peroli, che non ci ha pensato un attimo e gli ha tolto subito il microfono di mano. «Noi ci dissociamo da una parte del suo discorso, dissentiamo dal suo pensiero e non siamo qui per parlare di vaccini», ha tuonato.


«Regole illegittime e incostituzionali»

Il legale, poco prima, aveva sostenuto che i parlamentari fossero «tutti uguali e tutti d’accordo per sfruttare questa situazione e per spartirsi il potere». Poi ha detto che i Dpcm sono tutti «illegittimi, incostituzionali e che bisogna ignorare le regole che non sono regole». Costi quel che costi, insomma. «Abbiamo il diritto di lavorare», ha urlato, chiedendosi poi quale sia «la differenza tra un ristorante, attualmente chiuso, e un autogrill o un locale “di cinesi”, o la metro o un bus».

Il precedente: «L’emergenza sanitaria è una buffonata»

Non è la prima volta che i ristoratori fanno sentire la loro voce. L’ultima risale al 15 gennaio quando alcuni ristoranti, in tutta Italia, hanno aderito all’iniziativa #ioapro accogliendo, anche di sera, in violazione della legge, diversi clienti nei propri locali. Anche Open è stato in uno dei ristoranti aperti a Milano dove la proprietaria, Mary Marchese – che ha dato il via libera persino a balletti e brindisi – ha sostenuto che l’emergenza sanitaria fosse «una buffonata», mettendo in dubbio i dati sui contagi e sui decessi in Italia.

Foto in copertina: ANSA/Mourad Balti Touati

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