Crisi di governo, il deputato Pd Borghi: «Porte aperte a Renzi, la politica conta più delle persone. Conte? Nessuno è indispensabile» – L’intervista

Il parlamentare dem a Open: «Occorre trasformare la chiamata ai valori dell’europeismo in una maggioranza in aula». E non chiude a Forza Italia: «Noi incompatibili solo con i sovranisti»

Cade il governo, cadono i veti: il coro dei «mai più con Renzi» della prima fase della crisi si è dissolto insieme all’ipotesi dei dieci senatori volenterosi pronti a passare immediatamente, armi e bagagli, con il governo. E che invece, almeno alla prima chiamata, si sono dati alla macchia. Il Movimento 5 stelle e il Partito democratico hanno dismesso la batteria di dichiarazioni contro Italia viva. E anche l’incrollabile sostegno a Giuseppe Conte inizia a mostrare le prime serie crepe. Il deputato del Pd Enrico Borghi, a Open, assicura: «Nessuna pregiudiziale tanto su Renzi quanto su Conte».


Onorevole, cosa è cambiato dal «mai più con Renzi»?


«Penso che questi passaggi politici non vadano personalizzati e tantomeno si debba focalizzarsi sui singoli. C’è da chiedersi: che politica bisogna mettere in campo per uscire dalla crisi? La chiamata ai liberali, riformisti, europeisti e socialisti può realizzarsi esclusivamente parlando con i gruppi parlamentari, e non con una rincorsa spasmodica ai singoli, incluso Renzi. Occorre trasformare la chiamata ai valori dell’europeismo in una maggioranza politica in aula».

Il non personalizzare la politica vale anche per il presidente del Consiglio?

«Nessuno è indispensabile, valgono le idee politiche. Lo stesso discorso che ho fatto per Renzi, vale per Conte. Non bisogna rendere un confronto politico un confronto personale».

Provo a riassumere: in questo momento tutto è possibile, anche un passo indietro di Conte?

«Ripeto, la nostra pregiudiziale riguarda esclusivamente un’impostazione di carattere europeista e un percorso riformatore».

Persino con Forza Italia?

«Noi non abbiamo nulla da condividere soltanto con le forze sovraniste».

Prevede uno stravolgimento dei titolari dei dicasteri?

«Un nuovo governo non può che essere rappresentativo della base parlamentare che lo sostiene. È un lavoro che spetterà a Conte o a chi sarà incaricato dal presidente Mattarella. A noi Conte va bene, sia chiaro, ma il fine ultimo deve essere quello di formare una maggioranza politica europeista».

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