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Blu di metilene contro la Covid-19? Uno studio teorico non è una scoperta scientifica

Gli studi non sono tutti uguali. Quelli teorici possono presentare mere ipotesi, senza dimostrazione diretta

[Aggiornamento: riportiamo la replica del Dott. Giulio Scigliano – qui il documento integrale]

In diversi titoli abbiamo appreso che i fratelli Giulio e Giuseppe Scigliano, avrebbero presentato una «nuova arma contro la Covid-19 al vaglio della ricerca». In generale sarebbe efficace contro le infiammazioni polmonari associate al nuovo Coronavirus. Si tratta del «blu di metilene», già noto come trattamento contro malaria e infezioni delle vie urinarie, inoltre sarebbe un colorante per preparati istologici. Il loro articolo sarebbe stato quindi pubblicato su «ScienceDirect», che per la verità è un portale bibliografico della casa editrice scientifica Elsevier. La rivista che ha pubblicato lo «studio» – come definito da diverse testate – è invece Medical Hypotheses

«Un nuovo studio promette bene: il blu di metilene, che esiste già da fine ‘800, sarebbe molto efficace nel combattere l’infiammazione causata dal virus. Costa poco e lo può preparare anche il farmacista», riporta il Giornale.

Per chi ha fretta

  • Il nostro articolo non ha lo scopo di smentire presunte evidenze riguardo all’utilità del blu di metilene in campo biomedico nella letteratura scientifica;
  • Qui ci limitiamo ad analizzare le affermazioni imprecise apparse recentemente nei giornali, riguardo alla possibilità che tale sostanza possa essere un’arma anti-Covid;
  • Scopriamo così che tutto si basa su uno studio teorico, che non pretende quindi di dimostrare direttamente alcuna efficacia contro la Covid-19.

Gli «studi» non sono tutti uguali

Il lavoro dei fratelli Scigliano è quindi la presentazione di una ipotesi. Non lo deduciamo semplicemente dal titolo della rivista, bensì dalla sua mission, che è proprio quella di pubblicare lavori teorici in campo biomedico. 

«Medical Hypotheses è un forum per idee in medicina e scienze biomediche correlate – spiega l’editore – Pubblicherà documenti teorici interessanti e importanti che promuovono la diversità e il dibattito su cui prospera il processo scientifico. Gli obiettivi e l’ambito delle ipotesi mediche non sono diversi da quanto proposto dal fondatore della rivista, il compianto dottor David Horrobin. Nella sua introduzione al primo numero del Journal, chiede ‘che tipo di articoli verranno pubblicati in Medical Hypotheses? e prosegue rispondendo: “Medical Hypotheses pubblicherà documenti che descrivono teorie, idee che hanno un grande supporto osservativo e alcune ipotesi in cui il supporto sperimentale è ancora frammentario».

Tutto questo è legittimo, ma è bene precisarlo fin da subito. Maurizio Scaltriti che lavora anche per AstraZeneca, può permettersi di commentare in maniera più diretta:

«Su science Direct pubblicano anche la mia lista della spesa. E in vitro anche il gasolio ammazza i virus».

Cosa affermano i fratelli Scigliano

Quindi avremmo un farmaco che «promette bene» e dovrebbe costare poco, visto che «lo può preparare anche il farmacista». Riportiamo dunque alcune affermazioni dei due fratelli, rispettivamente un neurologo e un dentista:

«Proponiamo di testare il blu di metilene per contrastare la sindrome da distress respiratorio acuto correlato a Covid, ma in particolare suggeriamo di testarlo precocemente nelle infezioni da Covid per prevenire la reazione iperinfiammatoria responsabile delle gravi complicanze della malattia – continuano i fratelli – Io lo stavo studiando per l’Alzheimer e mio fratello, dentista, per le afte del cavo orale. Entrambe le malattie sono accomunate da uno stato infiammatorio che è gravissimo nel Covid ed è cronico nell’Alzheimer e nelle afte. Lo abbiamo testato su alcuni pazienti ma i numeri sono ancora piccoli».

Ora, prima di gridare al complotto delle case farmaceutiche, le quali vorrebbero censurare un farmaco poco costoso, è meglio dare un’occhiata all’articolo nella sua interezza. Consideriamo subito il fatto che i due ricercatori non scoprono niente di accertato riguardo all’efficacia del blu di metilene contro la Covid-19. Eppure sembrano piuttosto sicuri di quanto affermano.

«L’unico farmaco noto per inibire l’eccessiva produzione di specie reattive e citochine è il blu di metilene – continuano gli autori – un colorante a basso costo con proprietà antisettiche utilizzato efficacemente per trattare la malaria, le infezioni del tratto urinario, lo shock settico e la metaemoglobinemia».

Tali idee vengono ribadite anche nelle dichiarazioni riportate dai quotidiani che si sono occupati del loro lavoro.

«A nostra conoscenza, ma accettiamo volentieri il contraddittorio, esiste una sola sostanza capace di inibire efficacemente la produzione di radicali liberi e l’innesco della tempesta citochinica [il blu metilene] – spiegano gli autori – ha una potente azione antivirale, rendendolo idoneo a contrastare sia la fase virale che quella infiammatoria della malattia».

Efficacia dimostrata su un piccolo gruppo di pazienti?

Su diverse testate si sostiene che «lo studio riguarda ancora un piccolo numero di pazienti», senza chiarire meglio quale sia il contesto. Così ai lettori potrebbe passare il messaggio che tale trattamento risulterebbe efficace – anche solo preliminarmente – in alcuni pazienti, e che tale esperimento riguarderebbe il medesimo studio.

È bene precisare allora che nell’articolo non si parla di una somministrazione di blu metilene da parte degli autori, a un gruppo di volontari affetti da forme sintomatiche di Covid-19. Del resto non sembra che questo genere di trattamento anti-Covid abbia raggiunto la prima fase clinica di sperimentazione.

Lo ribadiamo: si parla di un articolo teorico, basato su altre fonti e diversi contesti. Per maggiori informazioni sulle fasi di sperimentazione rimandiamo a un nostro articolo precedente.

Conclusioni: cosa non dimostra lo studio

La tempesta di citochine è forse il principale problema delle forme gravi di Covid-19 ed è associata infatti alle infiammazioni ai tessuti polmonari. Per maggiori approfondimenti suggeriamo la lettura di un nostro articolo precedente sul tema.  

«Il blu di metilene è una fenotiazina triciclica, approvata dalla FDA e dall’EMA per il trattamento della metaemoglobinemia e della malaria. Viene anche utilizzato per inattivare i virus nei prodotti sanguigni per la trasfusione, in presenza di luce UV. Recenti studi in vitro (non peer-reviewed) indicano che ha attività antivirale in assenza di luce UV, rafforzando la logica del suo utilizzo in Covid-19 – concludono gli autori – Suggeriamo di provare il blu di metilene per via orale a 2–3 mg / kg di peso corporeo / giorno suddiviso in tre dosi giornaliere per sette-dieci giorni in pazienti recentemente infettati da SARS-CoV-2. Tuttavia, anche il dosaggio ottimale dovrebbe essere oggetto di uno studio clinico».

In conclusione, l’articolo, puramente teorico, si baserebbe in buona parte su risultati apparsi in alcuni studi in vitro, peraltro in attesa di revisione. Nulla viene dimostrato direttamente dai ricercatori, men che meno riguardo alla capacità di fermare efficacemente la tempesta di citochine.

Aggiornamento (2 febbraio 2020): L’Istituto Besta diffiderà il dottor Giulio Scigliano all’Ordine dei medici

La Fondazione Irccs Istituto neurologico Carlo Besta ci segnala che – contrariamente da quanto riportato da alcune testate, e da noi erroneamente preso per veritiero – «il dottor Giulio Scigliano non è neurologo della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico “Carlo Besta”».

«Già in passato questa Fondazione aveva diffidato il dottor Scigliano dall’utilizzare i riferimenti dell’Istituto per la pubblicazione di propri lavori – continua l’Istituto – Dato quanto accaduto con la pubblicazione cui fate riferimento, una nuova diffida verrà inviata in questi giorni, insieme a una segnalazione al competente Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri».

La replica di Giulio Scigliano (7 febbraio): mai detto di lavorare ancora con l’Istituto Besta

«Non ho mai detto ai giornalisti di lavorare all’Istituto Besta – continua Scigliano – lo hanno desunto leggendo il mio curriculum; ci ho lavorato in passato e qui sono riportati gli studi che ho prodotto in decenni di collaborazione. Come potrete constatare non li ho prodotti da solo ma con il gruppo del Prof Caraceni, e non li ho prodotti a mio nome ma a nome dell’Istituto sopra citato».

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