Candida Giammona muore a 39 anni di parto con il bimbo: «Nessuno ha spiegato al marito cosa stava succedendo» – L’intervista

Il piccolo Leon è morto insieme alla mamma. Una storia su cui la Procura di Palermo, che ha già avviato un’indagine, vuole vederci chiaro. A Open parla la cugina di Candida Giammona

«Nessun’altra donna dovrà più morire nel giorno più bello della sua vita». A parlare è Alis Alario, cugina di Candida Giammona, la 39enne morta il 30 gennaio nella clinica Candela di Palermo dove si trovava per essere stimolata al parto. Alcune complicazioni, infatti, hanno spinto i medici a ricorrere al cesareo ma, per lei e per il suo bimbo, ormai era troppo tardi. Non c’era più niente da fare. Candida Giammona e il piccolo Leon – così si sarebbe dovuto chiamare il suo secondo figlio – non ce l’hanno fatta.


Cosa è successo

Quello che più sconvolge la famiglia è stato l’atteggiamento della clinica dove «i dottori non hanno detto neanche una parola sull’accaduto». Suo marito, Daniele, e sua madre, Maria, «si trovavano fuori dalla clinica ad aspettare che Candida uscisse dal reparto» con in braccio il piccolo quando, «dopo tante ore di attesa in cui nessuno diceva niente, l’hanno vista uscire su una barella ed entrare in ambulanza. I dottori non hanno detto nulla, gli hanno solo consegnato la borsa di Candida e sono saliti subito in ambulanza». Insomma, li hanno «abbandonati fuori senza aver ricevuto alcuna informazione, da nessuno». A quel punto anche Daniele e Maria, «senza sapere nemmeno dove stessero andando», hanno preso l’auto e li hanno seguiti.

Da qui l’arrivo al Buccheri la Ferla, l’ospedale in cui hanno provato a rianimare la donna che «ha avuto in tutto quattro infarti, pur non soffrendo di alcuna patologia». Hanno provato a salvarla in tutti i modi ma non c’è stato niente da fare. Un’ora di manovre al cuore che, però, a nulla sono servite. L’1 febbraio, probabilmente, sarà effettuata l’autopsia: la Procura di Palermo vuole vederci chiaro. La versione dell’ospedale è che si è verificato «un evento imprevedibile, si è rotto l’utero della paziente (che hanno provato a ricucire, ndr) e il liquido amniotico è finito nei vasi sanguigni» scatenando «un’embolia nei polmoni» sia della madre che, inevitabilmente, del bambino. A quel punto c’è stata una ipossia (ovvero una carenza di ossigeno nell’organismo) e di conseguenza l’arresto cardiaco.

Aveva una figlia di due anni

Alis e Candida erano molto legate. Alis aveva scelto Candida come madrina di suo figlio. Erano inseparabili. Alis, tra l’altro, è stata la prima a scoprire che la cugina aspettava un secondo figlio (Candida, infatti, ne aveva già un’altra di due anni). La 39enne, con la passione per le moto che condivideva con il marito Daniele, non vedeva l’ora di partorire, era felice, al settimo cielo. Poi il tragico fatto.

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