Gli effetti della Dad sugli studenti arrivano al Senato. «Disturbi psicologici aumentati del 24%» – L’indagine

Il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi David Lazzari ha presentato i dati durante l’audizione in Commissione igiene e sanità

Ansia, disturbi del sonno, scarsa concentrazione. Che la didattica a distanza a lungo termine fosse stata un momento no per i bambini e le bambine italiane lo avevamo sospettato. Oggi è arrivata la conferma: durante l’audizione in Commissione igiene e sanità al Senato di oggi, 2 febbraio, è emerso che i disturbi psicologici tra i più piccoli sono aumentati fino al 24% durante l’anno di isolamento da Covid. A presentare i risultati delle indagini è stato il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi David Lazzari, che però mette in guardia: non basta spegnere il Pc e abbandonare la scrivania per rimediare ai malesseri di bambini e ragazzi.


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«Nella mia relazione al Senato – ha detto il professor Lazzari – ho sottolineato il malessere psicologico che ha accompagnato i bambini tra i 5 e i 13 anni e i ragazzi tra i 14 e i 19». Un disagio che si è manifestato attraverso sbalzi d’umore, che variano dall’eccessiva tristezza all’evidente irritabilità. Disagi collegati alla noia, alla solitudine, al clima pesante e nervoso delle restrizioni. E che ha provocato disinteresse e distrazioni continue in percentuali rilevanti dei campioni.

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Ma, nonostante l’evidenza dei numeri, sarebbe un errore pensare che si tratti di problemi nati dal nulla. I disagi sottolineati dai report sono malesseri che erano presenti nei bambini e nei ragazzi già da prima, e che l’isolamento da Covid ha solo amplificato «Sono condizioni, quelle che abbiamo riscontrato, che erano già diffuse e allarmanti», spiega Lazzari. «Una famiglia sempre più debole, una società troppo veloce, una tecnologia troppo invasiva. E pochissimi strumenti emotivi e psicologici per comprendere il mondo che li circonda».

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Il ruolo della scuola

La Dad è stata un colpo basso per gli studenti soprattutto perché, «in un mondo che li smarrisce», la vita scolastica resta ancora un’ancora di salvataggio. Come sottolinea il report del centro Cnop, quel che è mancato maggiormente ai ragazzi delle superiori (i più penalizzati in quanto didattica a distanza) è stata l’interazione con i compagni, il confronto con gli insegnanti e la possibilità di fare attività – come i compiti – in gruppo.

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L’eccessivo uso della tecnologia potrebbe aver peggiorato le cose? Per il dottor Lazzari, in parte sì. Ma non perché i social network siano deleteri in sé, anzi. A volte, ha spiegato a Open la dottoressa Chiara Casonato, psicologa clinica specializzata nell’assistenza delle famiglie, le piattaforme online possono aiutare la socialità. Il vero problema è, come sempre, l’educazione digitale: «Non serve a nulla proibirgli l’accesso ai social – ha sottolineato Lazzari – quel che dobbiamo fare è aiutarli a capire. E non solo in famiglia, anche a scuola».

Un po’ di ottimismo

Per quanto riguarda i bambini delle scuole primarie, la dottoressa Casonato ha ricordato che si tratta di soggetti «meno fragili di quanto crediamo». L’isolamento ha avuto delle conseguenze, sì, ma il modo di farli riprendere c’è; «Non diamoli per spacciati: se ben guidati, i bambini sapranno reagire». Su questo piano è d’accordo anche il professor Lazzari. «Si tratta di malesseri, non di patologie», ha sottolineato.« Quello che dobbiamo fare è trovare una strategia di promozione, prevenzione e sostegno».

Come? Di certo non basta tornare semplicemente in classe. Bisogna che l’istituzione pubblica riconosca il ruolo fondamentale dell’accompagnamento emotivo e psicologico durante il percorso scolastico. «I ragazzi, come ha sottolineato l’Unicef, chiedono bussole psicologiche per capire il mondo», sottolinea Lazzari. «E noi dobbiamo fare in modo che questo supporto psicologico lo trovino anche e soprattutto a scuola».

EPA/ETIENNE LAURENT ATTENTION

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