L’Africa è sola nella lotta al Covid-19. Entro giugno potrà essere vaccinato solo il 3% della popolazione

Per la fine del 2021, il Continente dovrebbe ricevere un totale di 600 milioni di dosi. Ma, secondo il presidente dell’Unione africana, saranno sufficienti per mettere in sicurezza solo il personale sanitario

Un anno dopo lo scoppio della pandemia da Coronavirus, nonostante le promesse di un accesso equo ai vaccini anche per i Paesi più poveri, i buoni propositi vacillano. «Il mondo – ha dichiarato il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus –  è vicino a un fallimento morale catastrofico». Al 29 gennaio, secondo l’Oms, tra i Paesi a basso reddito, solo la Guinea aveva iniziato una campagna di vaccinazione. Fino ad oggi circa il 70% delle dosi è stato somministrato nei 50 Paesi più ricchi e solo lo 0,1% è stato somministrato in Paesi poveri, come evidenzia la Croce Rossa.


GAVI | La mappa dei 92 Paesi supportati dalla Gavi Vaccine Alliance

L’Oms insieme a Gavi the Vaccine Alliance e Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (Cepi) ha avviato Covax, un’iniziativa per garantire un equo accesso globale ai vaccini. Grazie a questo progetto è già stato assegnato un totale di 337 milioni di dosi ai Paesi più poveri. Di queste, 90 dovrebbero essere distribuite entro fine febbraio al continente africano. Tuttavia, come spiegato nel documento preliminare sulla distribuzione dei vaccini, le dosi previste permetteranno in media di vaccinare solo il 3,3% della popolazione entro il primo semestre del 2021. Una stima che vedrebbe il continente africano immunizzare entro fine anno solo il 27% della popolazione.

Immunizzazione e costi

Nonostante molti Paesi africani abbiano avuto un numero di decessi inferiore rispetto ad altre nazioni durante la prima ondata, la curva dei contagi sta crescendo rapidamente. L’Africa conta ad oggi circa 3,6 milioni di casi, mentre il numero delle vittime è aumentato del 40% a partire da gennaio 2021. Per raggiungere l’obiettivo di immunizzazione, l’Africa avrebbe bisogno di vaccinare almeno il 60% dei suoi 1,3 miliardi di abitanti. Per farlo le servirebbero almeno 1,5 miliardi di dosi che, secondo le stime, potrebbero costare tra i 10 e i 15 miliardi dollari, con costi aggiuntivi del 20-30% per il programma di distribuzione.

Ritardi e dosi non sufficienti

Ma la campagna procede a rilento. E al 3 febbraio, solo 4 dei 54 Paesi africani hanno iniziato vaccinazioni di massa: Egitto, Marocco, Guinea e Seychelles. Covax ha assicurato al continente almeno 600 milioni di dosi entro la fine del 2021. Un numero che, osserva il presidente sudafricano e dell’Unione Africana, Cyril Ramaphosa, sarà sufficiente solo per vaccinare gli operatori sanitari. Ramaphosa è tra i più critici sulla gestione della campagna vaccinale da parte dell’Oms. Altre 670 milioni di dosi sono state assicurate dall’Unione Africana attraverso accordi siglati direttamente con i produttori.

Queste ultime, però, non saranno distribuite prima della fine del 2021 e l’inizio del 2022 in quanto i vari Paesi dovranno riuscire ad assicurarsi i finanziamenti adeguati. L’African Export-Import Bank si è impegnata a garantire la distribuzione con la promessa di anticipare fino a 2 miliardi di dollari ai produttori per conto dei vari Paesi. Al continente, fanno notare gli esperti, ci vorranno quindi anni per immunizzare l’intera popolazione.

Entro giugno disponibile solo il 20% di 270 milioni di dosi

La pubblicazione delle stime di consegna delle dosi che verranno forniti ai 92 Paesi di reddito basso e medio basso è un passo avanti. Ma la vaccinazione procede troppo a rilento secondo The African vaccine acquisition team, l’ente a capo degli acquisti dei vaccini. Per esempio, entro giugno, saranno disponibili solo il 20% delle 270 milioni di dosi ordinate dall’Unione africana. Numeri dovuti anche ai ritardi nella produzione e consegna dei vaccini. La maggior parte dei Paesi africani ha deciso di acquistare il vaccino AstraZeneca-Oxford visto che non ha bisogno di essere conservato a temperature molto basse. Ma la distribuzione del vaccino AstraZeneca-Oxford, nell’ambito dell’iniziativa Covax, è attualmente soggetto all’approvazione di emergenza da parte dell’Oms. L’organizzazione sta esaminando il vaccino e l’esito è atteso per la seconda metà di febbraio.

Costi raddoppiati

Così, con il crescere delle difficoltà di distribuzione in Europa, e una diplomazia dei vaccini sempre più rivolta al nazionalismo, piuttosto che al multilateralismo, molti Paesi africani hanno deciso di muoversi in maniera indipendente e bypassare le organizzazioni internazionali per accelerare la campagna vaccinale. Il Sud Africa, il Paese africano più colpito dalla pandemia, alle prese anche con una delle varianti del Coronavirus, ha deciso di negoziare direttamente con i produttori a un costo raddoppiato rispetto ai Paesi ad alto reddito. Il ministro della Salute ha spiegato di aver chiuso un contratto per acquistare vaccini dall’istituto indiano Serum, uno dei produttori di Astrazeneca, ma a un costo di 5,25 dollari per dose, un pezzo raddoppiato rispetto a quello pagato da altri Paesi ad alto reddito. L’Europa sta acquistando il vaccino inglese a 2,18 dollari, circa 1,80 euro.

Our World in Data | Percentuali di dosi somministrate ogni 100 persone in ogni Continente

I Paesi ricchi arrivano prima

«I Paesi ricchi hanno acquisito da subito grandi quantità di dosi», ha osservato all’ultima riunione virtuale del World Economic Forum (WEF), il presidente dell’Unione Africana, Cyril Ramaphosa. «Alcuni hanno persino acquisito fino a quattro volte ciò di cui la loro popolazione ha bisogno, escludendo così gli altri Paesi». A settembre 2020 – fa notare Oxfam International – i Paesi ad alto reddito avevano già riservato per loro il 51% delle dosi di diversi principali vaccini candidati all’approvazione, nonostante queste nazioni rappresentino solo il 13% della popolazione mondiale. Global Justice Now aveva riferito a novembre che oltre l’80% delle dosi del vaccino Pfizer/BioNTech era già stato acquistato da una manciata di Paesi, tutti al di fuori dell’Africa.

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