Da Lopalco a Vaia, il fronte del «no» al lockdown. Burioni: «Le chiusure non sono risolutive, investiamo sul vaccino»

La serrata nazionale divide gli esperti. Crisanti con Ricciardi. Tra i contrari anche Andreoni: «Il Paese ha fatto un scelta, che è quella di convivere con il virus»

Mentre il Comitato tecnico scientifico (Cts) chiede misure più stringenti e alcuni esperti, come Andrea Crisanti, il consigliere del ministro della Salute, Walter Ricciardi, e la Fondazione Gimbe, invocano nuovi lockdown per arginare i casi di Coronavirus e soprattutto le nuove varianti, si fa sentire il fronte di chi propone restrizioni più circoscritte. Nei giorni scorsi sia Matteo Bassetti sia Fabrizio Pregliasco hanno dichiarato a Open di preferire rispettivamente la suddivisione della penisola in zone, come prevede l’attuale Dpcm (in scadenza il 5 marzo), e chiusure mirate per fermare le nuove mutazioni del virus, perché – dice Pregliasco – una serrata prolungata avrebbe effetti sociali pericolosi. Alle loro voci si sono aggiunte nelle ultime ore quelle di Pierluigi Lopalco, Francesco Vaia e Roberto Burioni che chiedono di guardare oltre il lockdown generalizzato.


Lopalco e Vaia a favore di misure selettive

«Lockdown? Sotto questa parola si dice tutto e non si dice niente – dichiara l’epidemiologo Lopalco, assessore alla Sanità della Regione Puglia -. Semmai in questo momento anziché parlare di lockdown penserei a delle misure selettive, rafforzate, per evitare tutte quelle situazioni in cui il virus circola di più e che conosciamo ormai bene». È dello stesso avviso Vaia, direttore sanitario dello Spallanzani di Roma. «Non si tratta di aggravare le misure, ma applicare con severità le misure che abbiamo. Un lockdown totale non serve, bastano lockdown chirurgici laddove se ne verifichi la necessità», dichiara Vaia che però chiede l’applicazione più severa delle regole attuali per evitare nuove assembramenti.

Il rischio, dice, è che le varianti possano essere usate come una «clava politica», a seconda dei vari interessi economici e politici. «Sono un problema che deve destare molto attenzione – aggiunge il direttore sanitario dello Spallanzani -. La variante inglese può crescere e probabilmente soprattutto nelle fasce ancora più giovani però da qui a creare una psicosi d massa ce ne vuole».

Burioni: «Pensiamo a impiegare bene il tempo guadagnato»

Sulla stessa linea anche Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali), secondo cui «ridiscutere oggi di fare o meno un lockdown nazionale non serve a nulla, come non serve minacciarlo. Il Paese ha fatto un scelta che è quella di convivere con il virus». Burioni, infine, invita a investire sul vaccino anziché pensare a nuove chiusure «che servono solo a guadagnare tempo». «L’importante è usare bene il tempo guadagnato – aggiunge Burioni su Twitter-. In primavera eravamo costretti a impiegarlo per costruire reparti di rianimazione, adesso fortunatamente possiamo utilizzarlo per vaccinare a più non posso. Muoviamoci».

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