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Caso Arabia Saudita, Matteo Renzi si fa domande da solo o risponde a quelle del M5s? Più o meno

Il leader di Italia Viva risponde ad alcune domande “fatte in casa” in merito ai suoi legami con l’Arabia Saudita, ma in qualche modo soddisfa anche le questioni sollevate al M5s

I rapporti di Matteo Renzi con l’Arabia Saudita, alla luce delle rivelazioni americane sull’omicidio del giornalista Khashoggi e i legami con il principe Mohammed Bin Salman, hanno scatenato molte critiche e molta ironia a seguito della sua “auto-intervista” pubblicata ieri – 27 febbraio – sul suo blog. «Sull’Arabia Saudita Renzi si intervista da solo» titola Il Fatto Quotidiano. «Renzi fa come Marzullo: si intervista da solo sull’Arabia Saudita, ma non chiarisce granché», scrive in un altro titolo Fanpage. Ma circola un’altra versione della storia, ossia quella che vede Matteo Renzi rispondere alle domande poste dal Movimento 5 Stelle via Facebook.

Per chi ha fretta

  • Il Movimento 5 Stelle aveva pubblicato, prima della cosiddetta “auto-intervista”, alcune domande rivolte a Matteo Renzi.
  • Le domande alle quali risponde Matteo Renzi nel suo blog non sono propriamente le stesse.
  • Risulta innegabile che le domande sul blog siano state scritte o da Renzi o dal suo staff.
  • Le risposte fornite nella cosiddetta “auto-intervista” fanno seguito, in qualche modo e in parte, alle domande pubblicate dal Movimento 5 Stelle.

Analisi

Il Movimento 5 Stelle pubblica sulla sua pagina Facebook ufficiale, il 27 febbraio 2020 alle ore 17:57, un post con le seguenti domande:

Senatore Renzi, cinque domande per lei:

– Dopo aver conosciuto i contenuti del report degli USA di Biden sull’omicidio del giornalista Khashoggi, conferma i suoi giudizi sul principe saudita?

– Approva le condizioni di donne, omosessuali, oppositori politici in Arabia Saudita?

– Quanto riceve dalla Fondazione Future investment iniziative e per fare cosa?

– È quello l’unico rapporto con enti o soggetti in qualche modo legati allo Stato saudita?

– Ha parlato di Nuovo Rinascimento in Arabia Saudita, è disposto a chiedere scusa al nostro Paese?

Ecco invece le domande pubblicate intorno alle 20:44 (considerando l’orario del tweet del politico) sul blog di Renzi:

Domanda n. 1: Tu, Matteo Renzi, svolgi attività stile conferenze o partecipazione ad advisory board o attività culturali o incarichi di docente presso università fuori dall’Italia?

Domanda n. 2: Il tuo partito, PD prima e Italia Viva poi, ha ricevuto da governi stranieri – o agenzie collegate – finanziamenti per la propria attività politica?

Domanda n. 3: È giusto intrattenere rapporti con un Paese come l’Arabia Saudita?

Domanda n. 4: Tu, Matteo Renzi, hai elogiato pubblicamente il Programma Vision 2030. Ti sei pentito di averlo fatto?

Domanda n. 5: Sulla vicenda Khashoggi, Biden ha scelto una linea molto più dura della linea scelta dall’amministrazione Trump. Perché tu, Matteo Renzi, non hai condannato la tragica scomparsa del giornalista saudita?

A prima vista, possiamo affermare che non si tratta delle stesse domande e che ci sono ben altri temi. Inoltre, prima della cosiddetta “auto-intervista”, si nota un’introduzione.

Ma ciò nonostante – guidati da un fine osservatore della politica estera quale Alessandro Di Battista, l’uomo che diceva “Trump sta facendo meglio di quel golpista di Obama” – gli amici della grande alleanza progressista Leu/Cinque Stelle/PD stanno da ore attaccandomi per il mio presunto silenzio. Rinvio alle interviste sopracitate per ulteriori delucidazioni ma, nel frattempo, agevolo la comprensione di Di Battista e dei suoi amici, mettendo sotto forma di domande e risposte le cose che ho già detto e che volentieri ribadisco.

Matteo Renzi si rivolge in qualche modo al Movimento 5 Stelle e risponde, in parte, ad alcune delle domande poste allargando il discorso ad altri temi relativi a eventuali altre critiche a lui mosse in seguito alla vicenda. Per farlo elabora senza dubbio alcune domande rivolgendole a se stesso.

Alle prime due domande del M5s il leader di Italia Viva risponde in qualche modo attraverso i quesiti 3-4-5 pubblicati sul suo blog:

Domanda n. 3: È giusto intrattenere rapporti con un Paese come l’Arabia Saudita?

Risposta: Sì. Non solo è giusto, ma è anche necessario. L’Arabia Saudita è un baluardo contro l’estremismo islamico ed è uno dei principali alleati dell’Occidente da decenni. Anche in queste ore – segnate dalla dura polemica sulla vicenda Khashoggi – il Presidente Biden ha riaffermato la necessità di questa amicizia in una telefonata al Re Salman. Biden ha, tuttavia, ribadito la necessità di procedere con più determinazione sulla strada del rispetto dei diritti. Non dimentichiamo che, fino a cinque anni fa, in Arabia Saudita – per fare un esempio – le donne non potevano nemmeno guidare la macchina. Le esecuzioni capitali stanno scendendo da 184, nel 2019, a 27 nel 2020. Ma Biden ha chiesto giustamente di fare di più. Soprattutto sulla questione del rispetto dei giornalisti. Sulla quale rimando alla domanda numero 5.

Domanda n. 4: Tu, Matteo Renzi, hai elogiato pubblicamente il Programma Vision 2030. Ti sei pentito di averlo fatto?

Risposta: No. Credo in questo programma. Vision2030 è la più grande possibilità per modernizzare l’Arabia Saudita attraverso una serie di iniziative nel mondo del turismo, dell’innovazione, delle infrastrutture, dell’intelligenza artificiale. Ed è una grandissima opportunità anche per le aziende di tutto il mondo che lavorano lì, tra cui moltissime italiane. Rispettare i diritti umani è una esigenza che va sostenuta in Arabia Saudita come in Cina, come in Russia, come in tutto il Medio Oriente, come in Turchia. Ma chi conosce il punto dal quale il regime saudita partiva sa benissimo che Vision 2030 è la più importante occasione per sviluppare innovazione e per allargare i diritti.

Domanda n. 5: Sulla vicenda Khashoggi, Biden ha scelto una linea molto più dura della linea scelta dall’amministrazione Trump. Perché tu, Matteo Renzi, non hai condannato la tragica scomparsa del giornalista saudita?

Risposta: Ho condannato già tre anni fa quel tragico evento e l’ho fatto anche nelle interviste sopra riportate, su tutti i giornali del mondo. Difendere i giornalisti in pericolo di vita è un dovere per tutti. Io l’ho fatto sempre, anche quando sono rimasto solo, come nel Consiglio Europeo del 2015, per i giornalisti turchi arrestati. Difendere la libertà dei giornalisti è un dovere, ovunque, dall’Arabia Saudita all’Iran, dalla Russia alla Turchia, dal Venezuela a Cuba, alla Cina.

Renzi risponde in qualche modo alla terza e alla quarta domanda del M5s attraverso i suoi primi due quesiti:

Domanda n. 1: Tu, Matteo Renzi, svolgi attività stile conferenze o partecipazione ad advisory board o attività culturali o incarichi di docente presso università fuori dall’Italia?

Risposta: Sì. Svolgo attività previste dalla legge ricevendo un compenso sul quale pago le tasse in Italia. La mia dichiarazione dei redditi è pubblica. Tutto è perfettamente legale e legittimo.

Domanda n. 2: Il tuo partito, PD prima e Italia Viva poi, ha ricevuto da governi stranieri – o agenzie collegate – finanziamenti per la propria attività politica?

Risposta: No. Il PD sotto la mia gestione e Italia Viva dalla sua nascita non hanno mai ricevuto denari da governi stranieri o strutture ad essi collegati. Mi auguro che possano dirlo tutti gli altri partiti, a cominciare da chi in passato ha stretto rapporti strategici con il Venezuela. Ma sicuramente Italia Viva e il PD sotto la mia gestione non hanno mai ricevuto denari da istituzioni straniere.

Conclusioni

Ciò che vediamo pubblicato sul blog di Matteo Renzi rimane una sorta di “auto-intervista” poiché le domande risultano essere formulate in casa – da parte dello stesso Renzi o da parte di un membro del suo staff – e dunque selezionate. Risulta plausibile che nel formularle siano stati valutati i quesiti provenienti dall’esterno, come quelle del Movimento 5 Stelle al quale risponde in qualche modo.

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